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Si ha paura di vincere ad Agrigento ?

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
16 Aprile 2026
in Editoriali, Politica, top2, 🗳️ Città al voto
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Coalizioni definite e partita aperta: tra strategie e ambizioni, resta il dubbio su chi voglia davvero vincere

C’è un momento, nelle partite politiche, in cui tutto si chiarisce. E quel momento, ad Agrigento, sembra essere arrivato. L’ufficialità di Fratelli d’Italia insieme a MPA–Grande Sicilia, Forza Italia e UDC non è un passaggio qualsiasi: è il tassello che mancava per dare forma a una coalizione forte, strutturata, competitiva, anche senza DC e Lega, che oggi appaiono inevitabilmente ai margini.

Eppure, fino a pochi giorni fa, lo scenario era diverso. I tentativi di spingere su un nome come Lillo Firetto avevano animato il dibattito interno al centrodestra, senza però trovare una sintesi. Poi la svolta. La convergenza del partito di Giorgia Meloni, con la sottoscrizione del coordinatore Luca Sbardella, cambia il peso specifico dell’operazione e blinda politicamente la candidatura di Dino Alonge.

È qui che la partita prende una direzione chiara. Dopo aver guardato, in passato, a un profilo come quello del medico Francesco Miccichè, simbolo – ai tempi del Covid – del dottore nel momento giusto, oggi la coalizione sceglie un avvocato. Un segnale diverso, quasi simbolico: non più gestire l’emergenza, ma “mettere ordine”.

E le prime parole di Dino Alonge vanno proprio in questa direzione. Un candidato che si definisce sportivo, che parla di empatia con la città, di decoro, pulizia, ordine. Parole semplici, ma che intercettano un sentimento diffuso. Perché, al di là degli slogan, è proprio questo che molti agrigentini percepiscono come mancato negli ultimi dieci anni.

Resta però un nodo politico ancora aperto: che faranno DC e Lega?
Le dichiarazioni delle ultime ore, a tratti imprudenti, le hanno già messe in difficoltà. E oggi lo spazio di manovra sembra ridursi: entrare nel perimetro o restare fuori, con il rischio concreto di contare meno. Non è escluso che possano convergere, ma nemmeno che tentino altre strade, magari per ritagliarsi un ruolo diverso.

Intanto il quadro è definito: tre candidati in campo, nessuna donna. Da una parte Michele Sodano, espressione dell’area progressista, alle prese però con una sfida tutt’altro che semplice: costruire liste in grado di superare lo sbarramento. Una difficoltà che riguarda anche partiti strutturati come il Partito Democratico. Dall’altra Giuseppe Di Rosa, che continua a rivendicare la sua come l’unica candidatura fuori dagli schemi. Da comprendere se Incardona con “Volare alto” arriverà fino in fondo.

E poi c’è Alonge, con una coalizione che – per effetto trascinamento delle liste – potrebbe già partire in vantaggio. Ma guai a pensare che sia una partita chiusa. Perché la politica agrigentina ha sempre dimostrato di saper sorprendere.

Resta un interrogativo, forse il più interessante: Michele Sodano vuole davvero vincere?
A giudicare dalle prime mosse, la sensazione è che la sua campagna elettorale punti anche a consolidare l’esperienza di “Controcorrente” di Ismaele La Vardera, più che a un assalto diretto a Palazzo dei Giganti. Un investimento politico che potrebbe guardare oltre, magari a una futura corsa alle regionali, in uno scenario in cui non è da escludere una crisi del governo guidato da Renato Schifani e un ritorno anticipato alle urne.

Perché vincere ad Agrigento, oggi, non è solo una questione di consenso. È anche una questione di coraggio. Palazzo dei Giganti è una macchina complessa, sotto organico, piena di problemi. E, in fondo, fa paura a tutti.

E allora sì, è legittimo chiederselo: in questa partita tutti vogliono davvero vincere?

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Tags: Comune di Agrigento NewsDino Alonge Sindacoelezioni Agrigento 2026michele sodanoQuando si vota Agrigento
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