Saldi senza slancio, consumi deboli e futuro incerto: l’allarme del commercio di prossimità
Saldi senza slancio e consumi ancora deboli.
Il commercio di prossimità continua a fare i conti con una crisi profonda, tra inflazione, caro energia, aumento dei costi e concorrenza dell’online. Secondo Confcommercio, nonostante i saldi rappresentino una parziale boccata d’ossigeno, non sono previste impennate nei consumi e il quadro resta fragile. Ne parliamo con Giuseppe Caruana, che lancia l’allarme sulla tenuta del settore e chiede interventi strutturali urgenti per salvaguardare i negozi di vicinato, presìdi economici e sociali dei territori.
Presidente Giuseppe Caruana, i saldi restano una boccata d’ossigeno per l’economia locale, ma senza grandi aspettative. Che stagione è quella che stiamo vivendo?
«I saldi rappresentano sicuramente una piccola boccata d’ossigeno per l’economia locale, ma non sono previste impennate nei consumi. I dati ci dicono che la domanda continua a rimanere debole e purtroppo anche le previsioni per la nuova stagione non sono delle migliori».
Il clima di incertezza sembra destinato a proseguire anche nei prossimi mesi.
«Sì, l’andamento dell’economia generale resta molto a rischio. La previsione per il prossimo anno, non solo in Sicilia ma in Italia, non è positiva. La fiducia delle famiglie è fortemente erosa».
Quali sono i fattori che frenano maggiormente i consumi?
«L’inflazione, il caro vita, il caro energia in particolare, l’aumento costante delle materie prime e dei prodotti finiti. Tutto questo incide direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie e non facilita gli acquisti legati alla moda, al fashion, agli accessori: settori che risultano oggi tra i più penalizzati».
È proprio qui che soffrono maggiormente i negozi di vicinato.
«Esattamente. Parliamo di attività strettamente legate a questi comparti, che operano nei quartieri e nei centri storici. La loro crisi è la fotografia più evidente delle difficoltà del commercio di prossimità».
Quanto incide la concorrenza dell’online?
«Incide moltissimo, perché è una concorrenza che, di fatto, non è leale. I grandi colossi dell’online non hanno gli stessi oneri e gli stessi obblighi dei piccoli esercizi commerciali. Inoltre, il sistema online non è adeguatamente controllato per quanto riguarda promozioni, svendite e saldi: in quel contesto tutto è permesso».
E a pagarne il prezzo sono i negozi fisici.
«Soprattutto i piccoli negozi, quelli che ogni giorno rappresentano un presidio di socialità e di vita per i nostri concittadini. La chiusura delle attività nei centri storici e nelle periferie ha un impatto sociale devastante, perché riguarda direttamente la sicurezza e la qualità della vita nelle città».
Sul fronte del lavoro, Confcommercio ha portato avanti una battaglia importante sulle detrazioni per le nuove assunzioni.
«È stata una misura importante e lo sarà per chi deciderà di assumere nuovi lavoratori, ma non basta. Serve un intervento più strutturale che tenga conto anche di chi ha già personale assunto da tempo e continua a portare avanti l’azienda con grandi sacrifici».
Quali interventi strutturali ritiene prioritari?
«Bisogna intervenire non solo sul costo del lavoro, che è davvero esoso, ma prevedere misure ad hoc per il commercio di prossimità, per le PMI e le microimprese. Penso a bandi a fondo perduto che permettano di rimettere in circolo l’economia e a una detassazione che riguardi non solo i contributi dei dipendenti, ma anche i costi fissi dei datori di lavoro, spesso molto onerosi».
Una proposta concreta?
«Una legge speciale che riconosca i negozi di vicinato come presìdi di sicurezza e di socialità, con incentivi mirati a sostegno. Sarebbe un intervento realmente strutturale, capace di sostenere il commercio e, insieme, le comunità».
Il rischio, altrimenti, è perdere pezzi importanti delle nostre città.
«Esattamente. È necessario che questo principio venga riconosciuto nella normativa vigente e messo a regime con risorse adeguate. Senza interventi concreti, il rischio è un impoverimento economico e sociale difficile da recuperare».
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