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Home » Cronaca » Agrigento, i volti che il 2025 ha portato via

Agrigento, i volti che il 2025 ha portato via

31 Dicembre 2025
in Cronaca, top3
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Il 2025 sarà ricordato ad Agrigento come un anno segnato da lutti che hanno attraversato mondi diversi, lasciando ferite profonde nella vita culturale, sociale, professionale e umana della città. Non semplici notizie di cronaca, ma assenze che hanno colpito una comunità intera, costringendola più volte a fermarsi, a stringersi, a ricordare.

Tra le scomparse che hanno maggiormente scosso la città c’è quella di Angela Sajèva, educatrice di 47 anni, fondatrice di una scuola per l’infanzia e punto di riferimento per tante famiglie. Una figura amata, capace di lasciare un segno autentico nel mondo dell’educazione, la cui morte improvvisa ha generato un dolore collettivo, composto e sincero.

Il 2025 ha visto spegnersi anche Gaetano Scifo, imprenditore dell’ospitalità e volto storico dell’Hotel Dioscuri. Con lui Agrigento perde un uomo capace di coniugare accoglienza, eleganza e visione, rendendo la sua struttura un luogo vivo, aperto alla cultura, al confronto e all’incontro.

Profondo cordoglio ha suscitato la morte dello chef Roberto Buzzurro, professionista stimato, protagonista della ristorazione locale. La sua scomparsa ha colpito duramente il mondo della cucina e dell’enogastronomia, che perde un interprete appassionato e rispettato.

Aveva 65 anni Lorenzo Reina, trovato morto la mattina del 27 dicembre 2025 dal figlio Libero, nella casa di campagna vicina al suo teatro. Una notizia che ha scosso profondamente la comunità agrigentina e il mondo culturale cittadino, lasciando sgomenti quanti lo conoscevano e ne avevano apprezzato il percorso umano e professionale. La sua scomparsa improvvisa ha chiuso l’anno con un dolore silenzioso, difficile da elaborare, che ha accompagnato le ultime ore di un 2025 già segnato da troppe assenze.

Dolore e sgomento per la morte di Ernesto De Miro, una vita dedicata alla tutela del patrimonio archeologico e alla difesa dei beni culturali. Con De Miro Agrigento perde non solo un professionista di valore, ma un custode appassionato della propria identità storica.

Il 2025 è stato segnato anche da tragedie improvvise. L’incidente mortale che ha strappato alla vita Marco Chiaramonto ha lasciato una ferita profonda, riportando al centro il dolore delle vite spezzate troppo presto e il senso di impotenza che accompagna certe notizie.

Lutto anche per la scomparsa di Nino Bellomo, volto conosciuto e stimato, la cui morte ha generato numerose manifestazioni di affetto e vicinanza alla famiglia.

Il 2025 della Moncada Agrigento non è un anno che si lascia raccontare con una semplice cronologia. È un anno che attraversa due stagioni sportive, ma soprattutto due momenti distinti di riflessione e di scelte, alcune maturate nel tempo, altre subite dagli eventi. Un anno che, riletto attraverso le cronache e le analisi pubblicate mese dopo mese, restituisce l’immagine di una società e di una squadra spesso costrette a inseguire l’equilibrio, più che a costruirlo.

La prima parte del 2025 coincide con la fase conclusiva della stagione 2024/2025, ed è qui che serve una distinzione netta. Perché il racconto di quell’annata non può fermarsi alle difficoltà iniziali. La fase di ritorno della regular seasonaveva visto la Moncada viaggiare con un ritmo da prima della classe. Una squadra finalmente continua, solida, capace di gestire i momenti della partita. L’innesto di Romeo aveva dato ordine all’azione offensiva, equilibrio nelle letture e una fisionomia chiara al gioco.

Quel percorso virtuoso, però, si è interrotto bruscamente con il flop nei play-in, uno spartiacque che ha inciso più di quanto non si sia detto pubblicamente. Ed è da lì che si apre un nodo centrale del 2025: la scelta della guida tecnica.

Va chiarito un passaggio spesso semplificato. Dopo la retrocessione, la società aveva provato a sostituire Pilot, individuando in Devis Cagnardi una possibile soluzione. Ma in quel momento Cagnardi aveva già firmato altrove, rendendo impossibile l’operazione. Da qui la scelta di Daniele Quilici, legato alla Moncada con un contratto annuale con opzione di rinnovo. Una soluzione che nasce più da un incastro di tempi che da una vera contrapposizione di progetti.

La stagione successiva riparte così, con un bivio mai davvero risolto. La riconferma di Quilici, accompagnata da pochi e mirati innesti – un “5” di riferimento come Peterson e un cambio per Piccone – avrebbe potuto garantire continuità tecnica ed emotiva, proseguendo quanto di buono si era visto nella seconda parte della 2024/2025. Si è invece scelto di resettare, costruendo un roster nuovo, chiamato ad amalgamarsi dentro un girone dantesco, rivelatosi subito infernale.

A complicare ulteriormente il quadro arriva l’infortunio di Romeo, che disordina l’azione offensiva e riporta la squadra a dinamiche già viste nel girone di andata della 2024/2025: attacchi spezzati, difficoltà a leggere i finali, mancanza di una bussola chiara nei momenti decisivi.

I primi mesi del 2025 diventano così una sequenza di partite vissute in emergenza costante. Infortuni, influenze, rotazioni ridotte all’osso. Il PalaMoncada si trasforma più in un luogo di resistenza che di certezze, con gare spesso decise negli ultimi possessi e una classifica che non concede respiro.

È in questa fase che, con il tempo, matura davvero il ritorno di Devis Cagnardi. Non come scelta improvvisa, ma come sbocco naturale di un percorso iniziato mesi prima, fatto di tentativi, incastri mancati e riflessioni mai interrotte. Il suo arrivo in panchina segna soprattutto un cambio di linguaggio. Anche dopo le vittorie, le sue parole sono dure, senza filtri: squadra fragile emotivamente, approcci sbagliati, partite vinte senza aver fatto abbastanza per meritarle.

La stagione 2024/2025 si chiude senza celebrazioni. La Moncada resta agganciata alla categoria, ma ne esce stremata, consapevole di quanto sia sottile il confine tra salvezza e caduta.

L’estate 2025, nei racconti, è fatta più di silenzi che di proclami. La società sceglie la continuità da quella durezza, confermando Cagnardi come riferimento tecnico. Nessuna promessa roboante, nessuna narrazione ambiziosa. Solo la consapevolezza di non potersi permettere un’altra partenza a vuoto.

Con l’autunno si apre la stagione 2025/2026, ma il copione, almeno inizialmente, non cambia radicalmente. Partite dure, nervose, spesso decise nei finali. La squadra mostra segnali di crescita, ma anche le stesse fragilità strutturali. Le parole di Cagnardi diventano parte integrante del racconto: dopo le vittorie parla di “palude”, di “melma”, di una squadra che deve ancora imparare cosa significa lottare davvero.

La vittoria contro Piacenza, a dicembre, è emblematica: due punti pesantissimi, accompagnati però da uno sfogo durissimo del coach. È la fotografia perfetta del 2025: risultati che tengono in vita la classifica, ma che non cancellano i problemi.

Resta infine un dato che attraversa tutto l’anno come una sentenza: per il terzo anno consecutivo, a dicembre, la Moncada si ritrova in zona playout. Cambiano allenatori, cambiano roster, ma l’inizio resta sempre in salita.

Il 14 febbraio 2025 Agrigento ha salutato Aurelio Patti, stimato e apprezzato operatore culturale, figura di rara discrezione e profonda coerenza morale. La sua scomparsa ha suscitato un moto di cordoglio trasversale nel mondo della cultura cittadina, che in lui riconosceva un uomo capace di unire rigore, passione e senso del servizio. Particolarmente toccante il ricordo affidato alle parole di Mario Gaziano, che ne ha sottolineato «la compostezza morale, l’eleganza del pensiero e la capacità di vivere la cultura come responsabilità civile». Con Aurelio Patti Agrigento perde una presenza silenziosa ma fondamentale, uno di quei riferimenti che non cercano visibilità ma lasciano tracce profonde.

Il 15 febbraio 2025 il mondo della musica agrigentina è stato colpito dalla scomparsa di Peppe Cammarata. Musicista apprezzato e chitarrista sensibile, Cammarata se n’è andato prematuramente, quando aveva superato di poco i quarant’anni. La notizia ha suscitato profonda commozione tra colleghi, amici e appassionati, che ne ricordano il talento, la disponibilità e l’amore autentico per la musica. Con lui Agrigento perde una voce artistica sincera, capace di lasciare traccia ben oltre il palco.

Il 7 agosto 2025 si è spento ad Agrigento Giuseppe Di Giovanni, colonnello in congedo, già comandante del Distretto Militare, figura di spicco della vita cittadina. Aveva 93 anni. Studioso appassionato di storia siciliana, autore e intellettuale di grande valore, Di Giovanni ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca, alla scrittura e alla divulgazione culturale. I funerali si sono svolti l’11 agosto, accompagnati dalla partecipazione commossa di una comunità che ne riconosce il rigore morale, la profondità intellettuale e il contributo lasciato alla memoria storica del territorio.

Il 17 settembre 2025 si è spento il musicista Luigi Ruoppolo, all’età di 76 anni. Una figura che ha attraversato decenni di vita cittadina, lasciando un ricordo vivo tra chi lo ha conosciuto. Il mondo della cultura agrigentina ha pianto Assuntina Gallo Afflitto, intellettuale e donna impegnata, punto di riferimento in ambito culturale e sociale.

Il 2025 ha segnato anche la scomparsa della Rosanna Gareffa Penna, professoressa stimata e punto di riferimento per intere generazioni di studenti. La notizia della sua morte ha suscitato profonda commozione nel mondo della scuola e della cultura cittadina, che ne ricorda la competenza, il rigore educativo e l’umanità con cui ha accompagnato il percorso formativo di tanti giovani.

Agrigento ha pianto anche Libertino Patti, scomparso all’età di 84 anni. Storico fotografo dell’Akragas e delle famiglie agrigentine, è stato per decenni un testimone silenzioso della vita sportiva e sociale della città. Attraverso il suo obiettivo ha raccontato generazioni, eventi, volti e storie, consegnando alla memoria collettiva un patrimonio di immagini e ricordi difficili da dimenticare.

Nel 2025 si è spenta anche Alessandra Montalbano, già coordinatrice dell’ENPA di Agrigento. Donna impegnata e sensibile, è stata un punto di riferimento nel mondo del volontariato e della tutela degli animali. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto profondo tra quanti hanno condiviso con lei battaglie civili condotte con passione e discrezione.

Dolore e sgomento hanno accompagnato anche la morte di Vincenzo Sammartino, venuto a mancare prematuramente all’età di 53 anni. Stimato commerciante e titolare di una storica gastronomia, era conosciuto per la professionalità e per il rapporto diretto e umano con la clientela. La sua scomparsa ha colpito duramente il mondo del commercio cittadino.

A fine anno è arrivata anche la notizia della scomparsa di Giovanni Farruggia, esponente storico del sindacato locale. Una figura che ha rappresentato per anni il lavoro, i diritti e le battaglie sociali nel territorio. Il 2025, ad Agrigento, non è stato soltanto un anno da archiviare, ma un tempo che ha lasciato segni profondi. Perché una città non è fatta solo di eventi e programmi, ma anche delle persone che la tengono in piedi, spesso lontano dai riflettori. Ricordarle non è retorica: è un dovere civile e umano.

Agrigento ha salutato nel 2025 anche Filippo Mirabelli, storico meccanico del Quadrivio, spentosi all’età di 81 anni. Da ragazzo di bottega a punto di riferimento per generazioni di automobilisti, Mirabelli è stato ricordato come simbolo di dedizione, competenza e onestà, incarnando un modo di lavorare fatto di sacrificio quotidiano e rispetto per le persone. La sua officina non era solo un luogo di lavoro, ma uno spazio di relazioni e fiducia, parte integrante della vita del quartiere.

Il 2025 ha segnato anche l’addio a Pietro Graceffa, padre fondatore di un gruppo che negli anni ha rappresentato un punto di riferimento nel panorama imprenditoriale e associativo locale. Una figura che ha saputo coniugare visione, lavoro e radicamento nel territorio, lasciando un’impronta riconoscibile e duratura. La sua scomparsa ha suscitato un sentimento di gratitudine diffusa, soprattutto tra quanti hanno condiviso con lui percorsi professionali e umani. Lutto anche per la scomparsa di Salvatore Patti, venuto a mancare nell’agosto del 2025.

Difficile ricordarli tutti. Il pensiero va anche a tutti coloro che nel 2025 hanno dovuto dire addio a un proprio caro. Nel momento di chiudere questo articolo, vi preghiamo di segnalarci eventuali nomi che ci sono sfuggiti, affinché il ricordo di chi ci ha lasciato possa essere il più completo e rispettoso possibile.
La memoria di una comunità si costruisce insieme.

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