«Se parli, se riferisci di questi rapporti sessuali, verrai rimandato in patria». Con questa minaccia, sempre la stessa per tutti, ha terrorizzato cinque minorenni bengalesi giunti in Italia senza nessun familiare. Il pubblico ministero Elettra Consoli ha chiesto dodici anni e quattro mesi di reclusione per un cittadino bengalese di 39 anni, residente ad Agrigento, accusato di violenza sessuale aggravata e minacce. Il processo è in corso davanti al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Agrigento, Michele Dubini. Si torna in aula il 22 maggio per l’arringa difensiva dell’avvocato Salvatore Pennica.
La pena richiesta è ridotta per effetto del rito abbreviato scelto dalla difesa. La vicenda risale tra il 2024 e il 2025. Il bengalese, con tanto di cittadinanza italiana e da anni residente nella città dei templi, è stato arrestato dalla polizia di Stato. Attualmente si trova in carcere.
Secondo quando ricostruito dal personale della sezione Reati contro la persona della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura, l’indagato era riuscito a conquistare la fiducia dei minorenni connazionali, giunti nell’Agrigentino senza familiari, convincendoli e conducendoli in luoghi appartati o addirittura nella sua abitazione in centro città. All’aperto lontano dagli occhi della gente e fra le mura domestiche avrebbe costretto i ragazzi a subire atti sessuali. A tutti ha ripetuto che li avrebbe rimandati in Bangladesh se avessero parlato con qualcuno.
E le giovani vittime, spaventate dalla sola idea di tornare indietro, sono rimaste in silenzio. A denunciare è stato uno degli operatori della comunità dove i giovani si trovavano. I minori, sentiti da investigatori e inquirenti, che si sono avvalsi di una psicologa e di un mediatore culturale, hanno confermato le violenze che avevano dovuto subire, offrendo anche elementi di riscontro.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
