Un Parco archeologico e paesaggistico realmente connesso alla città

L’insediamento del nuovo consiglio del parco della Valle dei templi rappresenta comunque un evento importante per la città di Agrigento considerando l’incidenza che l’Ente riveste nella gestione complessiva del territorio agrigentino. Di notevole rilevanza è anche il messaggio che dalla nuova governance del Parco viene fatta veicolare all’inizio del mandato: “connettere il Parco alla città”. VIDEO

Proposito tanto suggestivo tanto impegnativo, anche se la concezione di salvaguardia e tutela dell’area archeologica e paesaggistica così come è stata interpretata negli ultimi anni lascia ben sperare sulla possibilità di raggiunger questo ambizioso obiettivo.

Nell’area storica agrigentina non è possibile, ed in nessun modo, considerare i monumenti come unità isolate dal contesto territoriale e guardare alla loro salvaguardia soltanto con il rispetto di aree di influenza, più o meno estese o più o meno ben individuate. Il vero monumento è unico ed è l’intera valle e se c’è una zona d’influenza da determinare, essa non può essere diversa dall’intero territorio racchiuso dall’orizzonte visuale. Qualsiasi altro tipo di conservazione, che non fosse preceduto dalla conservazione della scena territoriale storica, sarebbe destinato ad essere vanificato. E non esiste possibilità alcuna di conservazione neanche dei templi e dei monumenti maggiori in assenza di provvedimenti tendenti a dare al territorio agrigentino un assetto che renda realmente compatibili le esigenze della fruizione del patrimonio storico-architettonico e le necessità di sviluppo civile della popolazione agrigentina.

Rispettando questa ineludibile premessa come rendere possibile questa connessione tra la vasta area ricompresa tra i confini del parco e il resto del tessuto urbano dove per altro insistono beni di non poco valore artistico e monumentale?

Intanto occorre fare sedimentare nella città una svolta culturale che faccia prendere coscienza di quello che rappresenta questo straordinario patrimonio di cui gode il territorio e quindi favorire un rapporto virtuoso che coinvolga i privati in progetti condivisi per dare continuità ad un’unica area dove le zone che meritano il massimo del rispetto non hanno bisogno di delimitazioni fisiche ma di barriere culturali.

Il collegamento con la realtà produttiva locale passa attraverso la stipulazione di protocolli d’intesa, patti d’area, accordi, consortili e di tutti gli strumenti che mirano a creare attorno al bene culturale una rete di interventi pubblici e privati che, prendendo spunto ed occasione dall’esistenza del bene culturale e dalla domanda di fruizione, forniscono servizi, strutture e utilità a livello imprenditoriale e favoriscono in tal modo lo sviluppo economico delle zone interessate.

Nasce da queste considerazioni una visione del parco archeologico, che parte dalla premessa che, così come ha insegnato l’esperienza dei parchi naturali, per superare l’ostilità delle popolazioni locali occorre,  confermare una forte autonomia della struttura del parco, dotata dell’autorità per promuovere con i privati la elaborazione di un ampio piano di attività produttive di contorno.
In questa direzione  il “sistema” dei parchi archeologici, così come è stato pensato dal legislatore,  è infatti preordinato alla salvaguardia, gestione, conservazione e difesa del patrimonio archeologico regionale, nonché a consentire le migliori condizioni di fruibilità a scopi scientifici, sociali, economici e turistici dello stesso.