Turismo: allarme lavoratori stagionali

Situazione difficile nell’indotto turistico: mancano  cuochi, camerieri e  personale stagionale. “Si sta configurando una situazione paradossale e per certi versi preoccupante mentre da una parte stanno per ripartire le attività turistiche, l’indotto  registra una penuria di lavoratori stagionali e di camerieri nella ristorazione.” A lanciare l’allarme anche la Uil di Agrigento attraverso una nota congiunta tra il Segretario Generale Gero Acquisto e Lando Pecoraro segretario Territoriale UilTucs. “La Uil, sostengono i due sindacalisti,  ha i sensori delle dinamiche del mercato del lavoro che soffre di alcune distorsioni a cui occorre apporre degli aggiustamenti. Diverse sono le concause per cui gli imprenditori riscontrano difficoltà a reperire sul mercato competenze e professionalità e i profili lavorativi che di regola operano nei diversi comparti del settore turistico durante i periodi di alta stagionalità.

La principale motivazione che si riscontra deriva dal fatto che molti percettori del Reddito di Cittadinanza, preferiscono continuare a percepire il sussidio al posto di rientrare nel mondo del lavoro. Un’anomalia distorsiva del mercato del lavoro che richiede un correttivo immediato per rendere più attraente il lavoro rispetto al Reddito di Cittadinanza. Stante il dovere di garantire il reddito alla povera gente e a chi non ce la fa, occorre evitare il paradosso di arrivare al punto di non avere più lavoratori stagionali, indispensabili per importanti settori dell’economia.

Nella ristorazione, le cause della carenza di camerieri e personale di sala con adeguate professionalità, si possono far risalire al rapporto svantaggioso tra stipendio e orari. Oggi sempre più giovani hanno  meno voglia di fare gavetta e vi è, di fatto, una crisi di vocazione. Va evidenziato che turismo, enogastronomia e ospitalità scontano una mancanza di professionalità.

Tra i motivi va annoverato il divario tra i livelli di sacrifici richiesti e le basse paghe riconosciute. Resta un mestiere sottopagato che toglie spazio alla socialità e al tempo personale, prevede orari molto complicati e così i giovani si allontanano. Anche perché  di questi tempi ,con i ristoranti chiusi a lungo e con buchi di bilancio enormi, chi cercherà un posto di lavoro difficilmente  punterà su un settore così fragile come quello della ristorazione, il primo che il Governo ha fino a qui deciso di bloccare nelle sue misure anti-Covid. Ad Agrigento molti bar, ristoranti e pub non riapriranno, tenuto conto che nel primo trimestre del 2021 più di 5000 imprese siciliane sono state costrette a chiudere e molte di queste appartengono al mondo della ristorazione. Proprio per questo motivo la ristorazione nel 2020 ha visto perdere, a livello nazionale, circa il 40% del volume di affari registrato nel 2019, anno dei record per la spesa alimentare fuori casa con un fatturato di 86 miliardi euro: 22.692 imprese del settore hanno chiuso i battenti e ne sono state avviate 9.207, il dato più basso degli ultimi 10 anni.”