Tragedie del mare: il soccorso non è opzione politica

Il Mediterraneo torna a essere il teatro dell’ennesima tragedia legata all’immigrazione. Sabato sera un barcone si è capovolto a un miglio dall’isola italiana di Lampedusa.  I soccorritori sono riusciti a mettere in salvo 149 naufraghi, ma i sopravvissuti dicono di essere partiti in numero maggiore e quindi mancherebbero. all’appello almeno venti persone.

Chi ha potuto vedere il filmato girato durante lo svolgimento delle operazioni di soccorso ha avuto modo di vivere emozioni fortissime che superano qualunque tentativo di volere commentare un dramma di queste proporzioni.

Le urla dei bambini in procinto di annegare e la morte di familiari, che non consente più di ricongiungere il nucleo così come è partito dai luoghi di origine, valgono più di tante dissertazioni sulle dinamiche del fenomeno migratorio e sulle modalità dei soccorsi e dell’accoglienza.

La generosità degli operatori che intervengono in queste delicate e drammatiche circostanze, mettendo anche a rischio la propria vita, sia da monito a chi è in grado e a chi ha la responsabilità di garantire risposte e soluzioni strutturali. La Commissione europea e i Governi nazionali non possono rimanere inerti.

È inaccettabile e vergognoso che nel 2019 nel Mar Mediterraneo continuino a navigare carrette fatiscenti con a bordo decine di persone disperate nell’indifferenza generale.

Soccorrere, salvare, accogliere i migranti per l’Unione europea e i Governi nazionali è obbligo giuridico, oltre che morale, non opzione politica.