“Ricordare il passato per scongiurare disastri nel futuro”. Citando questa frase, il presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento, Rino La Mendola, sottolinea l’importanza di alimentare la memoria del terremoto che, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, ha colpito il Belice, provocando 296 morti, più di 1000 feriti e quasi 100.000 sfollati. “Tanti edifici, in occasione del sisma del 1968 – prosegue La Mendola – non sarebbero crollati se fossero stati costruiti nel rispetto delle attuali norme tecniche per le Costruzioni, varate e aggiornate nel tempo, tenendo conto dei danni prodotti alle costruzioni dai terremoti che hanno colpito il territorio nazionale negli ultimi decenni”.
“In tal senso, il sisma del Belice ha impresso una notevole evoluzione alla normativa antisismica e ha determinato una classificazione che, per il territorio della provincia di Agrigento, individua i comuni di Menfi, Montevago e Santa Margherita Belice quali zone a più alta sismicità (1^ categoria). Le norme tecniche oggi in vigore – aggiunge il presidente degli architetti – consentono di programmare una gerarchia delle resistenze delle strutture che, in caso di sisma, determinano una sequenza preordinata di deformazioni (cerniere plastiche), che dissipano l’energia prodotta dal sisma, salvaguardando elementi fragili (come ad esempio i pilastri) e impedendo il crollo repentino della costruzione”.
“Inoltre, le norme tecniche in vigore, introducendo il piano di manutenzione tra gli elaborati strutturali, alimentano la cultura del monitoraggio temporale delle condizioni di stabilità degli edifici. Terremoti come quello del Belice – conclude La Mendola -, che hanno prodotto lutti e disastri, ci hanno dunque insegnato a progettare meglio le strutture, riducendo i rischi di crollo in caso di sisma e garantendo maggiori margini di sicurezza per i cittadini”.
N.B. la foto allegata al comunicato è stata scattata dai vigili del fuoco all’epoca del sisma ed è tratta da documenti del dipartimento di Protezione civile.
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