Strage di Licata, il litigio per alcuni terreni contesi

Angelo Tardino, 48 anni, l’autore della strage familiare di questa mattina, in contrada “Safarello”, a Licata, ha ammazzato il fratello e la sua famiglia, per un’eredità contesa. Alcuni terreni coltivati a primizie lasciati in eredità dal padre. Tra i due fratelli sarebbe scoppiata l’ennesima lite. Il 48enne avrebbe estratto due pistole, che aveva portato con sé, e come una furia s’è messo a sparare all’indirizzo del congiunto.

Il primo ad essere ucciso è stato proprio il fratello Diego, 44 anni, poi ha freddato la cognata Alexandra Angela Ballacchino, 40 anni, e infine ha fatto fuoco anche contro i due nipoti Alessia di 15 anni, e Vincenzo di 11. Il piccolino è stato ammazzato nella camera da letto.

L’omicida, consumata la strage, è poi salito in auto raggiungendo via Mauro De Mauro, braccato dai carabinieri della Compagnia di Licata. I militari hanno parlato telefonicamente con il quarantottenne per convincerlo a costituirsi, ma inutilmente, durante la conversazione, ha rivolto la pistola a tamburo contro di sé, sparandosi due colpi alla tempia.

Il licatese non è morto subito. In condizioni disperate è stato trasportato in elisoccorso all’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta, ma è deceduto poco più tardi, a causa delle gravissime lesioni. Gli investigatori dell’Arma, coordinati dalla Procura di Agrigento, hanno accertato che due delle tre pistole utilizzate erano legalmente detenute.