Sospesi in una città sospesa.

Incorniciata tra le mura del Seminario si è svolta oggi la giornata in memoria della frana ad Agrigento del 1966.
L’evento, generato dalla triplice volontà della Curia arcivescovile di Agrigento, dalla Sezione Agrigentina dell’associazione Italia Nostra e dall’ordine degli Architetti di Agrigento ha coinvolto la cittadinanza,in ascolto degli interessanti interventi di esperti relatori.
Gli architetti Rino La Mendola, Alfonso Cimino, Alessia Cilona, il vice sindaco di Sambuca Giuseppe Cacioppo hanno conversato dando una visione chiara e netta, ciascuno dal proprio osservatorio, della realtà urbanistica odierna e, attraverso esempi virtuosi di altri paesi, intraprendere un percorso di rifunzionalizzazione della città.
Plurime sfaccettature ma univoca la voce.
Riaggregare l’identità cittadina senza svilire e modificare la facciata degli spazi.
Perché ciò che siamo è storia e promana da ciò che siamo stati. Intervenire con delicata forza.
Incisiva ma lieve al tempo stesso.
Trasformare il volto della città partendo da una ripresa del centro storico.
La città sospesa gravita intorno a buone pratiche di riqualificazione urbana e idee propositive volte ad un’anima cittadina che non sia ancorata ad uno statico doloroso ricordo.
Ma che abbia la giusta consapevolezza ed il concreto desiderio di istituire una sinergia di rete tra pubblico e privato per migliorare la nostra Agrigento.
L’urbanizzazione selvaggia, la spaventosa cementificazione del suolo, hanno deturpato il paese.
Il riscatto e il benessere della città devono battere in petto di ciascuno e di tutti.
Assieme, attraverso un filo comunicativo e fattivo. Che le risorse umane di tutti noi, i cittadini, i
professionisti virtuosi, la buona politica, siamo orientate verso una spinta cosciente e viva.
Al di là delle ferite passate, guardare oltre.
E fare. Perché Agrigento sia serenamente fruita in Toto dai propri cittadini e dai turisti. Che sia raggiungibile. E poliedrica. Perché sia restituita ad ognuno una identità dignitosa e virtuosa.