Sodano, il cambiamento può attendere. I problemi di Agrigento no
Cinque mesi dopo l’insediamento, il sindaco racconta le difficoltà della macchina comunale. Intanto si profila l’ennesima proroga sui rifiuti. Dai trasporti alla viabilità, da Maddalusa ai «top player», le domande sui risultati restano aperte.
C’è un passaggio dell’intervista rilasciata da Michele Sodano a Cesare Sciabarrà che merita attenzione. Il sindaco racconta di aver scoperto quanto sia difficile amministrare Agrigento, di aver attraversato momenti di sofferenza e di aver compreso che i risultati richiederanno più tempo del previsto.
Ma Agrigento non è diventata una città complicata l’11 giugno, giorno della sua elezione. Le difficoltà finanziarie, la carenza di personale, le strade dissestate e il problema dei rifiuti erano conosciuti ben prima della campagna elettorale. Chi chiede di governare una città dovrebbe sapere quali problemi lo attendono. E soprattutto dovrebbe avere un programma per affrontarli.
Sodano spiega che le emergenze quotidiane impediscono di programmare. Ma amministrare significa proprio questo: affrontare le emergenze e, contemporaneamente, costruire soluzioni. Altrimenti il rischio è che ogni difficoltà diventi una giustificazione e ogni promessa venga rinviata a un futuro indefinito.
Prendiamo i rifiuti. Si profila l’ennesima proroga del servizio, probabilmente fino al giugno 2027. Sodano precisa che le proroghe vengono firmate dai dirigenti e non dalla politica. È una distinzione amministrativa importante, ma non esaurisce la questione. Anche le precedenti amministrazioni ricorrevano alle proroghe. Il punto, allora, è capire quali iniziative concrete siano state assunte per superare questo meccanismo e quali ostacoli impediscano ancora l’avvio del nuovo appalto.
E i trasporti? Il cambio dell’impresa che gestisce un servizio non coincide necessariamente con un miglioramento per i cittadini. Quali corse sono aumentate? Quali collegamenti sono migliorati? Quali disservizi sono stati eliminati?Sono questi gli elementi sui quali misurare un eventuale cambiamento.
Poi c’è la viabilità. Non ogni intervento richiede grandi investimenti. Per modificare un senso di marcia, dove tecnicamente possibile e nel rispetto delle procedure, non serve necessariamente attendere l’approvazione di un bilancio. Servono valutazioni, decisioni e atti amministrativi. Se esistono proposte per migliorare la circolazione, perché non discuterne pubblicamente, spiegando quali siano realizzabili e quali no?
E ancora, i cosiddetti «top player», espressione utilizzata per valorizzare le professionalità chiamate a collaborare con l’amministrazione. Quali risultati hanno prodotto finora? Quali obiettivi sono stati assegnati? Quali sono stati raggiunti? Il valore di una squadra amministrativa non si misura dagli appellativi, ma dal lavoro svolto e dai risultati verificabili.
C’è poi Maddalusa, con la questione dell’approvvigionamento idrico che continua a essere segnalata dai residenti. Una vicenda che richiede risposte precise: quali interventi sono previsti, chi deve realizzarli e quando sarà garantito un servizio adeguato? Per chi vive quotidianamente il disagio, le spiegazioni sulle difficoltà della macchina comunale non possono sostituire un calendario degli interventi.
Anche il metodo politico merita una riflessione. Una città che deve affrontare problemi così profondi avrebbe bisogno di confronto tra amministrazione, Consiglio comunale, opposizioni e cittadini. Il dissenso non dovrebbe essere trattato come un ostacolo, ma come una componente normale della vita democratica. La capacità di coinvolgere anche chi non condivide le proprie scelte è parte della responsabilità di un sindaco.
Nessuno pretende miracoli in cinque mesi. Ma cinque mesi sono sufficienti per chiedere conto delle priorità individuate, delle decisioni assunte e delle scadenze fissate. Non tutto può essere risolto immediatamente, ma molto può essere spiegato con precisione.
Nell’intervista, quando Sodano richiama vent’anni di mancata manutenzione, Sciabarrà lo interrompe con una frase semplicissima: «Perfetto, ora ci sei tu».
È la domanda che dovrebbe accompagnare ogni amministrazione, indipendentemente dal colore politico. Il passato può spiegare le condizioni ereditate, ma non può sostituire il bilancio delle responsabilità presenti.
Agrigento non ha bisogno di un’altra narrazione delle proprie difficoltà. Ha bisogno di conoscere le soluzioni, i responsabili degli interventi e i tempi per realizzarli.
Perché la differenza tra raccontare il cambiamento e amministrarlo si misura proprio lì: nei fatti.
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