Sicilia. Mafia e droga, scattano due maxi operazioni: 79 arresti

Due maxi operazioni questa notte in Sicilia. A Catania gruppi legati a Cosa Nostra sono stati disarticolati da un’operazione dei Carabinieri con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 40 persone nel capoluogo etneo, a Siracusa, Cosenza e Bologna. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di falsi e truffe ai danni dell’Inps. Le indagini, coordinate dalla Dda di Catania, hanno permesso di ricostruire gli organigrammi di gruppi mafiosi della famiglia Santapaola-Ercolano a Paternò e Belpasso. Secondo l’accusa, gestivano un fiorente traffico di stupefacenti, in particolare marjuana e cocaina, ma anche estorsioni, riciclaggio, ricettazione e avrebbero creato una situazione di grave condizionamento del tessuto economico locale. Tra gli elementi di vertice, ricostruisce la Dda, c’era il boss Santo Alleruzzo che, nonostante una condanna all’ergastolo per duplice omicidio, mafia e traffico di droga che sta scontando detenuto a Rossano (Cosenza), approfittava dei permessi premio per ritornare nel paese d’origine, Paternò (Catania), dove durante di summit mafiosi continuava ad impartire ordini e direttive per la gestione degli affari del clan.

E a Messina un’indagine della squadra mobile, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia diretta da Maurizio de Lucia, ha fatto scattare un maxi blitz in città: 39 arresti (28 in carcere e 11 ai domiciliari), sono stati notificati anche 13 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Un’operazione che decapita le due famiglie, gli Arrigo e i Bonanno, che si contendevano lo spaccio di droga e ricostruisce i retroscena del grande affare della droga in città. In un sabato sera, riuscivano a guadagnare 17.000 euro smerciando cocaina, hashish e marijuana. La centrale di distribuzione più importante era in un plesso della case popolari di via Seminario Estivo. Per le indagini è stato determinante il contributo di Gianfranco Bonanno, autorevole esponente di uno dei due clan, che ha deciso di collaborare con la giustizia.