Segnali anche positivi dal dibattito post-elettorale.

Emergono segnali  anche positivi dal dibattito post-elettorale. Non solo segnali negativi, da parte di quanti non capiscono o non vogliono capire  quello che è successo il 25 settembre scorso, ma anche segnali positivi e di speranza. Ad urne chiuse, appena qualche ora dopo , il vituperato Rosatellum,  stavolta, a differenze delle volte precedenti, ha detto a tutti chiaramente, senza possibilità di equivoci,  chi aveva vinto e chi aveva perso. Tuttavia, per questa legge cosiddetta Rosatellum, a parte questo aspetto stavolta chiaramente positivo,   usiamo ancora l’aggettivo vituperato, per le contraddizioni che anche questa volta si sono realizzate, come ad esempio l’elezione nell’uninominale  di  candidati che nel  collegio mai sono stati visti e che, non essendo tenuti per legge,  mai forse si vedranno. Questo in conseguenza dell’abolizione delle preferenze, con il potere concesso ai Capi dei vari Partiti di decidere  sostanzialmente chi deve essere eletto, con le liste  bloccate.

 In  cui, si viene eletti in rapporto del posto di precedenza che dal  Capo-Partito è stato deciso; con l’abolizione delle preferenze, si lascia infatti al cittadino solo la possibilità di votare una lista. In Sicilia poi, è possibile qualche altro tipo di stranezze, per cui può diventare deputato regionale, un candidato con  pochissime decine di preferenze, a differenza di un altro che invece di preferenze ne ha ricevuto più di novemila; solo perché il primo, in contemporanea,  è stato incluso anche  nel cosiddetto listino del Presidente della Regione  che è risultato eletto. Il segnale positivo nei vari dibattiti, riguarda adesso, a risultati conclusi,  il proposito di rimediare per il futuro sulle storture del Rosatellum e sulle furbizie maldestre della nostra legge regionale.

 Leggi,  che comunque entrambe, sia quella nazionale che quella regionale,  sono un affronto alla Costituzione, che sancisce come principio fondamentale il criterio della sovranità  popolare; criterio che si è trovato il modo di raggirare con furbesca strategia giuridica. Perciò, mentre restiamo amareggiati per quello che è successo,  con piacere leggiamo da parte di persone autorevoli,  di proposte che invocano il ritorno alle preferenze, per restituire ai cittadini il potere di decidere,  così com’era prima. E per scendere al concreto, per esempio, leggiamo che Totò Cuffaro, leader della nuova Dc, invoca il ritorno al sistema elettorale della Prima Repubblica, cioè il proporzionale con le preferenze. Non solo, dice anche che nelle recenti consultazioni “ Alcuni si sono rifugiati nel limbo dell’astensionismo e della critica all’intero sistema politico e istituzionale. Altri hanno ripiegato nella contestazione irrazionale e incoerente del populismo qualunquista o del sovranismo  discriminatorio dell’uomo forte, intriso di razzismo ed egoismo”. Osservazioni che ci sembrano appropriate, acute ed unicamente finalizzate al bene comune. Osservazioni quindi, su cui vale davvero la pena di riflettere seriamente.

Dal suo punto di vista – (e forse o sicuramente  non solo!) – Cuffaro, sappiamo che in altre occasioni, ha pubblicamente  ammesso i suoi errori, per qualcuno dei quali, a differenza di altri,  ha pagato il conto con la giustizia, anche comportandosi in modo esemplare. Anche per questo credo che meriti, che il suo punto di vista non venga aprioristicamente scartato. Specie quando dice: “Per formare una classe dirigente competente ed efficiente ci ispireremo alla dottrina sturziana, agli esempi del Popolarismo, al retaggio morale e sociale della Democrazia cristiana di Alcide De Gasperi, di Giorgio La Pira e di tanti loro illustri successori alla guida del partito e del governo del Paese». E ci fermiamo qui.  Da un altro fronte, dopo il deludente  risultato elettorale del suo partito, sentiamo una voce coraggiosa che si leva per invitare a ricompattare la sinistra. Si tratta dell’appello di Giovanna Iacono che, consapevole di quanto avvenuto e convinta anche che la  destra “non può rappresentare l’effettiva risposta ai problemi dei cittadini”, anzitutto  invita ad evitare le divisioni. Militante ed adesso deputata del PD – ( partito che ha governato per oltre un decennio in Italia ed in Sicilia) – Giovanna Iacono, proveniente da un piccolo paese dell’agrigentino come S. Elisabetta, sente di avere  “la grande responsabilità di rappresentare questa parte periferica dell’Italia…. Un territorio che sconta marginalità e arretratezza e che subisce un drammatico esodo di persone, soprattutto di giovani, che vanno via per sempre alla ricerca di serenità personale e professionale”.  E quindi auspica un cambio serio di politica, perché dice:  “Bisogna invertire la rotta e affrontare immediatamente questa angosciante condizione meridionale e siciliana….affrontare le questioni che mortificano questi territori….. unire  le diverse anime della sinistra…. difendere i diritti, dal lavoro alla salute, dall’istruzione alle pari opportunità”.