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Lampedusa e Linosa, stangata sui collegamenti: tariffe aumentate dell’84% dal 2022

10 Agosto 2026
in Turismo, Lampedusa, top3
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Lampedusa e Linosa, stangata sui collegamenti: tariffe aumentate dell’84% dal 2022

Da oggi scatta un nuovo rincaro del 18% sui biglietti di navi e mezzi veloci. Federalberghi chiama in causa anche la deputazione agrigentina e chiede alla Regione un intervento immediato

AGRIGENTO. Raggiungere Lampedusa e Linosa via mare costa sempre di più. Da oggi, 10 agosto, è entrato in vigore il nuovo aumento del 18% sui biglietti di navi e mezzi veloci operati in convenzione statale per i collegamenti con le isole minori siciliane.

Un rincaro che arriva nel pieno della stagione turistica e che, secondo i calcoli di Federalberghi Isole di Sicilia, porta a un dato particolarmente pesante: dal giugno 2022 gli aumenti tariffari complessivi hanno raggiunto l’84%.

La questione riguarda direttamente anche la provincia di Agrigento e, in particolare, Lampedusa e Linosa, territori nei quali il costo dei collegamenti marittimi non rappresenta soltanto una voce della spesa turistica, ma incide sulla vita quotidiana dei residenti, sulla mobilità dei lavoratori e sui costi sostenuti dalle imprese.

A lanciare l’allarme è Christian Del Bono, presidente di Federalberghi Isole di Sicilia, che ricorda come gli aumenti fossero stati annunciati da tempo e come associazioni di categoria e amministrazioni delle isole avessero ripetutamente chiesto un intervento.

«Nonostante i ripetuti allarmi lanciati da Federalberghi e dalle Amministrazioni comunali dei territori insulari – afferma Del Bono – da questa mattina gli annunciati rincari del 18% sui biglietti di navi e mezzi veloci operati in convenzione statale sono puntualmente entrati in vigore».

Il nuovo aumento si aggiunge, secondo Federalberghi, al 56% già accumulato a partire dal giugno del 2022, determinando un incremento complessivo dell’84%.

Particolarmente contestata è la tempistica. I nuovi prezzi entrano infatti in vigore il 10 agosto, nel cuore dell’alta stagione, quando Lampedusa registra uno dei periodi di maggiore afflusso turistico dell’anno.

Federalberghi critica anche le rassicurazioni dell’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessandro Aricò, che aveva riferito dell’impegno della Regione nella ricerca di soluzioni per scongiurare l’aumento.

Secondo Del Bono, però, l’intervento arriva quando i nuovi listini sono ormai entrati in vigore. L’associazione ricorda inoltre che la necessità di reperire le risorse necessarie per bloccare gli aumenti era già emersa a maggio, quando un intervento del presidente della Regione Renato Schifani aveva evitato una prima applicazione dei rincari.

Per Federalberghi consentire l’entrata in vigore delle nuove tariffe proprio nel momento di maggiore movimento significa colpire contemporaneamente residenti, lavoratori pendolari, famiglie, turisti e imprese.

C’è poi il tema della continuità territoriale. «Il richiamo formale ai principi costituzionali sull’insularità e alla tutela della continuità territoriale – sostiene Del Bono – rischia di rimanere una mera enunciazione se non supportato da precise coperture di bilancio».

Una questione particolarmente delicata per realtà come Lampedusa e Linosa, dove la distanza geografica dalla Sicilia rende i collegamenti una componente essenziale della vita economica e sociale e dove ogni incremento dei costi di trasporto finisce inevitabilmente per ripercuotersi anche sul sistema turistico.

Federalberghi ha quindi deciso di tornare alla carica. Oggi sarà trasmessa una nuova nota formale al presidente della Regione Renato Schifani e all’assessore Alessandro Aricò, per chiedere provvedimenti urgenti capaci di far rientrare gli aumenti e ridurne l’impatto economico.

La comunicazione sarà inviata per conoscenza anche ai ministri Matteo Salvini e Nello Musumeci, alla IV Commissione dell’Assemblea regionale siciliana e, soprattutto, all’intera deputazione parlamentare nazionale e regionale delle province interessate, compresa quella di Agrigento.

Una chiamata in causa diretta della politica agrigentina, dunque, su un problema che per le Pelagie rischia di trasformarsi nell’ennesimo handicap strutturale: essere un’isola nell’isola e dover pagare sempre di più per raggiungere la Sicilia.

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