Ricordiamo oggi il cardinale Schuster ed il suo storico incontro con Mussolini, Partigiani e Fascisti

Storico incontro del 25 aprile 1945, a Milano in arcivescovado, presieduto dal card. Schuster. Ed oggi, 68° anniversario della  morte di questo grande arcivescovo di Milano, avvenuta  il  30 agosto 1954 a Venegono inferiore (MI), ricordiamo quell’ incontro davvero drammaticamente storico, nel tentativo di evitare spargimenti di sangue. Un  incontro voluto e favorito proprio per questo, dal  card. Alfredo Ildefonso Schuster, uomo di  eccelse  virtù, monaco benedettino, innamorato della preghiera, portato per natura al silenzio ed alla contemplazione, ma sempre con una grande passione per il popolo;  dotato di non comune coraggio nel difendere la purezza delle fede, donandosi sempre  senza risparmio per il prossimo,  senza  fare mai differenza alcuna e di nessun genere, in un tempo particolare di gradi tensioni ideali. Sappiamo poi che proprio per tutto questo, a poco meno di 42 anni dalla morte, è stato proclamato beato da Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996,. Ma andiamo all’incontro storico del 25 aprile 1945, quando , di prima mattina, via radio, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), il cui comando aveva sede proprio  a Milano,   presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, – come leggiamo nei resoconti storici – “proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando alle forze partigiane attive nel Nord Italia di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate (…)”. A quell’incontro in arcivescovado  del  25 aprile, ovviamente favorito da Schuster,  è presente anche  Benito Mussolini che si deve confrontare con  i referenti del CLNAI, nel tentativo di lasciare la città. E’ in corso infatti una vera e propria guerra civile fra partigiani comunisti e fascisti repubblichini, iniziata l’indomani dell’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio dell’Italia di Badoglio con gli alleati anglo-americani.

 Ad arrivare per primo all’incontro in arcivescovado è Mussolini, che mentre  si è in attesa che arrivino i rappresentanti del CLNAI, viene intrattenuto da  Shuster nel suo studio privato; e  cercando di confortarlo nella situazione in cui si trova e aspettando l’arrivo degli altri convocati, paragona la sua situazione a quella di Napoleone a Sant’Elena, parla della vita di San Benedetto e gli regala un libro che lui ha scritto. Mussolini accetta il dono, beve un bicchierino di rosolio, quando entra il segretario di Curia don Giuseppe Bicchierai, che  “annuncia che quelli del CNL sono arrivati”. Tralasciando tanti dettagli che vengono riferiti, diciamo solo che  tra i presenti poi c’è Achille Marazza rappresentante Democrazia Cristiana (DC), Riccardo Lombardi rappresentante Partito d’Azione (PdA), il ministro delle Forze Armate RSI (Repubblica Sociale Italiana…di Salò) generale Rodolfo Graziani. Tralasciando il resto ed  andando  direttamente al dunque ! a  Mussolini viene offerto il trattamento degli appartenenti alle formazioni fasciste secondo le convezioni dell’Aia, ovvero la resa senza condizioni.

Mussolini non reagisce più di tanto. Ma, il generale Graziani, che aveva appreso di trattative separate dei tedeschi con gli Alleati tramite la Curia, inveisce contro di loro e lo dice a Mussolini. Il Duce, sorpreso, si alza di scatto e invita i suoi a troncare il colloquio. Mentre Mussolini scende le scale incrocia Sandro Pertini. L’ex Duce del fascismo parte per Como alle 20, dove incontrerà la morte il 28 aprile in località Giulino di Mezzegra, assieme a Claretta Petacci, fucilati da un plotone di partigiani comunisti comandati da Walter Audisio, detto Valerio. Il cardinal Schuster – conclude  lo storico Della Valle, riscrivendo in parte la storia relativa alle ultime ore del Duce – “aveva predisposto un alloggio nell’eventualità se Mussolini avesse deciso di rimanere nell’extraterritorialità della sede arcivescovile, fino all’arrivo degli Alleati. Magari sarebbe stato giustiziato al termine di un Processo di Norimberga tutto italiano, ma Mussolini si sarebbe potuto salvare”.