Ricordato il maestro Pippo Flora

Era un’Artista molto amato e conosciuto, non solo ad Agrigento, Il Maestro Pippo Flora era considerato l’anima musicale e culturale della città dei templi. 

Fino all’ultimo aveva voluto rimanere a vivere, nella sua grande casa alla Rupe Atenea, “il posto più bello di Agrigento – diceva”, con la vista sulla Valle dei templi e sul mare. Qui traeva ispirazione per le sue celebri composizioni musicali tra cui “Il canto dell’alba” in omaggio al sorgere del sole, che in un certo senso è diventato “l’inno ufficiale” della Valle dei templi. 

Figlio di Francesco Flora, mitico direttore della banda musicale di Agrigento, Pippo, pur essendo laureato in agronomia, aveva prestissimo seguito il padre nella grande passione verso la musica. Musicista vulcanico e raffinato, Flora non aveva mai voluto abbandonare Agrigento, rimanendo per tutta la vita lavorativa, dipendente del Comune come agronomo (sua l’idea di piantare le alte palme sul lungomare di San Leone). In seguito alla riapertura nel 1995, era poi stato nominato Sovrintendente del Teatro Pirandello; incarico che mantenne fino ad alcuni anni fa. 

Il teatro infatti era un’altra grande passione di Flora. Di Pippo si ricordano alcune importanti manifestazioni di teatro classico, come “Le Feste di Persefone” che aveva ideato e organizzato per lunghi anni nella valle dei templi, poi sfociate nel “Premio Persefone” quest’ultimo portato avanti assieme al produttore Francesco Bellomo, uno dei pochi premi televisivi nazionali di teatro ancora attivi. 

Flora era anche l’autore di alcuni musical di successo come “Nela e Sahabin” e “Caino e Abele”, quest’ultimo realizzato in collaborazione con un altro grande artista scomparso, Tony Cucchiara, fino al più recente “I promessi sposi” con la regia di Michele Guardì. In passato era anche stato insignito del “Premio Futura Prospicere” proprio per la sua intensa attività artistica.

Sempre nella sua casa alla Rupe Atenea, Flora aveva addirittura creato una sala di registrazione e una piccola sala-teatro per le prove di tanti artisti che si rivolgevano a lui per prendere lezioni di canto e migliorare così la propria voce.

“Pippo Flora è la persona alla quale debbo gran parte della mia carriera artistica – racconta rotto dall’emozione, il regista Michele Guardì. – Quand’ero un giovane autore e mi apprestavo a realizzare i primi spettacoli, fu lui che mi accolse a casa sua. Lui all’epoca era già affermato e mi consentì di portare avanti il cabaret che fu la mia rampa di lancio come autore. Mi è sempre stato vicino e la sua casa è stata la mia casa – continua Guardì. – Assieme abbiamo poi realizzato una delle opere più importanti della nostra vita artistica: quei “Promessi sposi” che lui ha fortemente voluto e che ha musicato da genio della musica qual’era. Era però un genio modesto – aggiunge Guardì – che stava sempre un passo indietro quando avrebbe dovuto e potuto, forse, fare dieci passi in avanti”. 

Pippo Flora lascia le due amatissime figlie, Sabina e Giorgia che con il padre hanno sempre collaborato a livello artistico e musicale, e due nipoti, Annamaria e Giovanna Flora, storica autrice Rai. 

L’ultima foto, scattata meno di un mese fa,  ritraeva Pippo Flora, osservato dalla figlia Giorgia, intento a pigiare i tasti dell’amato pianoforte, sul quale quotidianamente continuava a suonare e a comporre, e rappresenta forse l’immagine più vera del maestro agrigentino. 

 “Con la scomparsa di Pippo Flora – commenta tristemente Giovanni Moscato, amico e per lungo tempo anche collaboratore del maestro  – se ne va un pezzo importante della storia culturale della nostra città”. 

LORENZO ROSSO