Ragazza maltrattata e picchiata: il racconto della testimone

“Quando mi sono fermata ho visto la ragazza con il labbro gonfio, era spaventata e si è infilata nella macchina, e l’ho accompagnata a casa. Appena scesa mi sono accorta che aveva lasciato il sedile tutto bagnato”. A rendere testimonianza in aula, una empedoclina che aveva prestato soccorso ad una ragazza, aggredita dal suo compagno. Sul banco degli imputati siede G.I., un 33enne, agrigentino, accusato di maltrattamenti in famiglia, con l’aggravante di avere commesso i fatti, anche quando la ragazza era incinta, e lesioni personali. Il processo è in corso di svolgimento dinnanzi al giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giuseppa Zampino. La presunta vittima, una venticinquenne di Agrigento, si è costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Monica Malogioglio.

Quella sera, verso mezzanotte, la testimone stava percorrendo la strada, e appena vicino al parco Icori ha notato due ragazzi a bordo strada, che stavano discutendo, e un motorino con le quattro frecce accese, messo da parte. Ha pensato ad un incidente stradale, e per questo si è fermata, immediatamente. “La ragazza mi è venuta incontro, quasi ad implorarmi di accompagnarla a casa – ha continuato l’empedoclina -, perché a suo dire il ragazzo era fuori di sé. Ha fatto un salto, ed è salita sulla mia auto, mi ha raccontato di essere incinta al settimo mese, e che di ritorno da una serata di karaoke, a Villaseta, con il motorino erano caduti a terra, ma il suo ragazzo non voleva accompagnarla in ospedale per paura, né voleva che lei avvisasse la madre. E durante la lite l’aveva colpita con un pugno alla bocca, e si era urinata addosso”.

Una ricostruzione dei fatti che conferma quanto raccontato dalla 25enne durante la scorsa udienza. Secondo l’accusa tutto ha avuto inizio, alcuni anni fa, poco dopo, che i due sono andati a convivere. L’imputato l’avrebbe sottoposta a continui maltrattamenti, di natura fisica, e anche psicologica, tali da cagionarle penose condizioni di vita. In quel periodo la donna rimase incinta. E l’uomo non avrebbe cambiato condotta nemmeno nelle settimane a seguire. Fino all’aggressione in strada. Si torna in aula a novembre per ascoltare gli ultimi testimoni.