RACALMUTO. Il Consiglio Comunale di Racalmuto ha approvato il rendiconto di gestione relativo all’esercizio finanziario 2025, mettendo fine a un’impasse che si protraeva da quasi tre mesi. La votazione si è conclusa con sette voti favorevoli da parte della maggioranza e tre contrari espressi dall’opposizione.
L’approvazione del documento contabile è giunta a seguito della perentoria diffida ad adempiere notificata dal commissario ad acta inviato dalla Regione Siciliana. L’inerzia nell’inserimento del punto all’ordine del giorno rischiava di far scattare le sanzioni previste dalla normativa vigente, fino alla misura estrema dello scioglimento dell’assise cittadina.
Lo scontro politico: assenti i vertici dell’amministrazione
Il clima in aula si è mantenuto teso per tutta la seduta. La minoranza ha evidenziato con severità l’assenza del sindaco e dell’assessore con delega al Bilancio, chiamati a illustrare la gestione delle risorse pubbliche e delle entrate tributarie del 2025.
«Abbiamo chiesto chiarimenti fondamentali su come sono stati spesi i soldi dei cittadini, ma dai banchi della giunta non è arrivata alcuna risposta», ha dichiarato il consigliere comunale Salvatore Petrotto, lamentando inoltre atteggiamenti di ostruzionismo e aggressioni verbali da parte dei banchi della maggioranza a fronte delle critiche sollevate sull’operato dell’esecutivo.
Il nodo rifiuti e la perdita dei fondi UE
Tra i temi al centro del dibattito, la gestione del ciclo dei rifiuti e le opportunità finanziarie mancate. Secondo quanto denunciato dall’opposizione, l’amministrazione non avrebbe partecipato all’ultimo bando della Regione Siciliana, finanziato al 100% con fondi dell’Unione Europea, destinato alla realizzazione di impianti di compostaggio per la frazione umida.
Un’infrastruttura di questo tipo — sostengono dai banchi della minoranza —, da ubicare in un’area periferica come la zona dismessa di contrada Mulina, avrebbe consentito un risparmio di almeno 200 mila euro l’anno sui costi di smaltimento, oltre a generare ricavi dalla vendita del fertilizzante agricolo.
La controposta sulle tariffe: «Tari riducibile fino al 30%»
L’opposizione ha infine avanzato critiche sulla gestione del servizio di raccolta domiciliare, giudicato gravato da costi eccessivi dovuti alla ridondanza dei mezzi impiegati e al persistere di quote annuali versate alla società in liquidazione ATO AG 2.
Stando alle stime presentate in aula della minoranza, un riassetto strutturale del servizio avrebbe potuto consentire un abbattimento della Tari fino al 30%, portando la bolletta media annuale per una famiglia di quattro persone dagli attuali 600 euro a circa 350 euro, superando ampiamente i tagli di 10-15 euro annunciati dall’amministrazione per il 2026.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
