Quel feeling che unisce il nostro don Franco a Papa Francesco

Quel feeling che unisce il nostro don Franco a Papa Francesco

L’abbiamo colto subito tutti e  noi non abbiamo mancato di sottolinearlo  più volte  in questa nostra testata giornalistica, quel feeling culturale e spirituale che è quasi palpabile nell’anelito pastorale tra il modo di agire ed operare di Papa Francesco e quello  del nostro pastore don Franco Montenegro .

Una  sintonia  profonda che si traduce nel  modo di agire, parlare, rapportarsi e comportarsi,  sempre con  disarmante semplicità, parresìa ed efficacia, andando subito al cuore dei problemi e delle situazioni.

E ne parliamo anche ora  in maniera diretta e di proposito, cercando di sfuggire ad ogni inutile e  superflua  enfasi, mentre accogliamo con soddisfazione, proprio in queste ore,  la notizia che l’assemblea generale dei vescovi italiani in corso a Roma , con libera  e segreta votazione,  ha inserito il nostro arcivescovo-metropolita card. don Franco Montenegro, nella terna dei nomi che già è stata presentata  al Papa, per la scelta del nuovo Presidente della Conferenza  Episcopale Italiana, come successore dell’arcivescovo di Genova card. Angelo Bagnasco, che ha concluso il suo mandato.

Un comunicato ufficiale dell’Ufficio nazionale Cei per le comunicazioni sociali,  di queste ore,  questo della elezione a maggioranza assoluta della terna di nomi, , che sottolinea come tutto si sia svolto, così come previsto dalla norma dell’art. 26 § 1 dello Statuto.

Una notizia che vien accolta con gioia  ma anche  con comprensibile trepidazione dai fedeli agrigentini,  per i tanti i motivi che  fanno pensare alla possibilità che Papa Francesco scelga proprio il nostro Pastore;  anche se le figure degli due Vescovi presentati, sono figure ugualmente degne di rilievo per i numerosi servizi di grande responsabilità in  cui già  negli anni passati si sono fruttuosamente spesi. Si tratta infatti  del primo eletto, il  cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve  e del secondo eletto,  monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara.

Abbiamo tutti davanti,  grazie a i mezzi di comunicazione sociale il modo di vivere il suo servizio alla Chiesa universale  di papa Francesco, il cui consenso pastorale, malgrado qualche marginale voce stonata, è in continua crescita , risultando evangelicamente efficace  per la salvezza dell’uomo di oggi, guardato con la logica del buon samaritano che si china per prestare comunque soccorso e sanare subito alla meglio le ferite, con l’auspicio e la paziente  attesa di una completa guarigione. Concretezza e disponibilità, subito e nell’immediato, per l’uomo concreto, ognuno dei  quali ha un vissuto diverso all’altro. Cambiamento  di ottica  pastorale a 360 gradi, privilegiando l’uomo, nell’interpretazione delle norme.

Ed a rivedere le direttive pastorali del nostro don Franco, balza subito eviente la consonanza pastorale con papa Francesco.

Basta solio qualche esempio !  Unitamente  al suo modo di comportarsi , non possiamo non notare il   costante  invito a tutti di evitare anzitutto  “la frenesia del fare” che può  condurre  a trascurare i segni evidenti del passaggio di Dio in mezzo ad  una storia, anche in terra agrigentina,  piena di eventi difficili da decifrare.

E non dimentichiamo l’icona scelta per il nostro  Piano Pastorale di qualche anno fa, vedi caso, proprio all’inizio del servizio di Papa Francesco!   quando don Franco ha proposto proprio l’icona del Buon Samaritano con  il tema “… e si prese cura di lui”, quell’uomo lasciato a terra mezzo morto,  per invitare a riflettere sulla  nostra capacità di farci prossimi e di prenderci cura di ogni creatura che soffre.

Non parliamo poi di tanti altri interventi,  in occasioni particolarmente significative , quando  don   Franco si è sempre dimostrato un ottimo conoscitore del nostro territorio.  Magari con un linguaggio assai semplice ed apparentemente  ingenuo,  ma  sempre punzecchiando salutarmente  la    scarsa volontà di fare qualcosa per gli agrigentini,  troppo spesso dimenticati con i loro problemi e le loro sofferenze, senza mai dimenticare naturalmente il tema-immigrazione.

Problema quest’ultimo  che poi è quello che, come sappiamo, ha determinato Papa Francesco a compiere il suo primo viaggio fuori Roma, proprio a Lampedusa, dove il feeling di consonanza nell’anelito pastorale con si è quasi materializzato e via via poi consolidato e rafforzato.

Diego Acquisto