AgrigentoOggi
  • 🗳️ Città al voto
  • Editoriali
  • Valle dei Templi
  • Turismo
  • Scuola
  • Cinema
  • Cultura
  • Calcio
No Result
View All Result
  • 🗳️ Città al voto
  • Editoriali
  • Valle dei Templi
  • Turismo
  • Scuola
  • Cinema
  • Cultura
  • Calcio
No Result
View All Result
AgrigentoOggi
No Result
View All Result

Home » Politica » Quando la politica non può ridursi a uno scaricabarile

Quando la politica non può ridursi a uno scaricabarile

1 Agosto 2026
in Politica, Top
Share on FacebookShare on Twitter

Che il quadro politico fosse complesso era noto a tutti. Meno prevedibile era che il confronto arrivasse a un punto di rottura così aspro e in tempi così rapidi. Gli equilibri del Consiglio comunale, d’altronde, parlano chiaro: il centrodestra dispone di numeri superiori rispetto ai gruppi che sostengono il sindaco.

La scelta di far mancare il numero legale — proprio nel momento decisivo per l’approvazione del Piano economico-finanziario della Tari 2026-2029 — non può essere archiviata come un mero imprevisto. È un atto politico ben preciso, destinato a ripercuotersi sull’iter amministrativo e ad alimentare la polemica sulle responsabilità dello stallo e sulle possibili ricadute finanziarie per l’ente.

Al di là delle tifoserie e delle appartenenze, però, vale la pena fare un passo indietro e guardare al funzionamento stesso della nostra democrazia rappresentativa.

In qualsiasi assemblea elettiva, la regola del gioco è semplice: chi ha i numeri governa, chi sta all’opposizione controlla. E per farlo, l’opposizione utilizza gli strumenti che la legge e i regolamenti le mettono a disposizione.

Tra questi rientra anche la scelta strategica di far cadere il numero legale, un gesto che in questo caso assume un significato preciso: esprimere un no netto alla proposta dell’amministrazione e contestare la composizione stessa dell’atto.

Possiamo discuterne l’opportunità politica o l’etica istituzionale, ma non si tratta né di un’anomalia né di un’invenzione del centrodestra agrigentino. È una prassi che si ripete da decenni nei Comuni, nelle Regioni e nel Parlamento italiano, a prescindere dal colore politico di chi siede tra i banchi della minoranza.

Ecco perché attribuire la responsabilità del blocco esclusivamente a chi decide di uscire dall’aula appare, prima di tutto, un’analisi riduttiva.

La politica è fatta anche di aritmetica. Chi guida un’amministrazione conosce perfettamente i numeri dell’aula, la stabilità dei propri consiglieri e gli equilibri delle forze in campo. Se una coalizione non dispone di una maggioranza autosufficiente, la ricerca del dialogo, la mediazione e la costruzione di convergenze sui provvedimenti più importanti non rappresentano un’opzione: costituiscono il cuore stesso dell’azione di governo.

Nessuno mette in discussione il diritto del sindaco e della giunta di criticare la strategia della minoranza. È fisiologico che chi governa giudichi negativamente un atteggiamento che rallenta la macchina amministrativa.

Ma è altrettanto doveroso rilevare un fatto oggettivo: amministrare senza una solida maggioranza consiliare significa esporsi a difficoltà strutturali che non possono essere liquidate accusando gli avversari di ostruzionismo, soprattutto quando il dissenso riguarda il merito della proposta e l’impostazione stessa della delibera.

Bisogna saper distinguere la responsabilità istituzionale da quella politica.

Sul piano istituzionale, sarebbe auspicabile che ogni consigliere operasse sempre nell’interesse superiore della comunità. Sul piano politico, tuttavia, è del tutto normale che l’opposizione cerchi di evidenziare le fragilità di chi governa e di contrastare deliberatamente le delibere ritenute sbagliate, purché lo faccia nel rispetto delle regole democratiche.

Ed è proprio qui che il dibattito pubblico agrigentino dovrebbe spostare il proprio focus. Invece di cedere alla tentazione di individuare un “colpevole unico”, bisognerebbe chiedersi se l’amministrazione abbia fatto tutto il possibile per creare le condizioni politiche necessarie a portare in aula un provvedimento così delicato con la ragionevole certezza di approvarlo.

Dire che il centrodestra “ha fatto un danno alla città” è una narrazione politica legittima, ma inevitabilmente di parte. Sostenere, al contrario, che la giunta non abbia alcuna responsabilità nella gestione dei rapporti con il Consiglio e nella costruzione di una proposta capace di raccogliere un consenso più ampio rappresenta una lettura altrettanto parziale.

La realtà, quasi sempre, è più complessa di uno slogan.

Se l’opposizione utilizza gli strumenti regolamentari per bloccare un atto che non condivide, sta svolgendo il proprio ruolo politico. Se la maggioranza non riesce a garantire i numeri necessari per approvare le proprie delibere, sta evidenziando il limite della propria forza consiliare.

Amministrare significa anche questo: saper mediare, costruire consenso e trasformare il risultato delle urne in decisioni concrete per la città.

Quando questo processo si interrompe, l’unica certezza è che la responsabilità non può essere attribuita interamente a una sola parte.

leggi anche: Il Comune di Agrigento rischia il «collasso» della macchina amministrativa

Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp

Previous Post

L’avvocato dell’on Di Mauro: accuse ridimensionate

Testata iscritta al n.289 – Registro Stampa Tribunale di Agrigento in data 18 Settembre 2009 – Direttore Domenico Vecchio – P.I. 02574010845 – Copyright © 2009 – 2025 – [email protected] Iscrizione ROC n.19023

Per la tua pubblicità su agrigentooggi.it

Copyright © 2023

No Result
View All Result
  • 🗳️ Città al voto
  • Editoriali
  • Valle dei Templi
  • Turismo
  • Scuola
  • Cinema
  • Cultura
  • Calcio

Copyright © 2025

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

No Result
View All Result
  • 🗳️ Città al voto
  • Editoriali
  • Valle dei Templi
  • Turismo
  • Scuola
  • Cinema
  • Cultura
  • Calcio

Copyright © 2025