Ogni città ha le sue periferie, le sue strade dimenticate, gli angoli nei quali il tempo sembra essersi fermato. Ma la via principale no.
Ogni città ha le sue periferie, le sue strade dimenticate, gli angoli nei quali il tempo sembra essersi fermato. Ma la via principale no. Quella dovrebbe essere il biglietto da visita. Il luogo che riconosci immediatamente, quello che racconta la città prima ancora dei monumenti, delle guide turistiche e delle campagne di promozione.
Ad Agrigento quel luogo dovrebbe cominciare da Porta di Ponte e proseguire lungo la via Atenea. Il salotto cittadino, lo abbiamo chiamato per decenni.
Eppure basta guardare questa fotografia.
Non c’è bisogno di cercare la buca più profonda o l’angolo peggiore. È proprio la normalità dell’immagine a colpire: asfalto segnato e rattoppato, automobili, marciapiedi e spazi che sembrano semplicemente esserci, senza un disegno capace di far capire a chi arriva: da qui comincia il centro della città.
Non è una questione di lusso, né servono necessariamente opere faraoniche. Servono cura, pulizia, manutenzione, verde, illuminazione, arredo urbano e soprattutto un’idea. Perché la strada principale di una città deve distinguersi dalle altre. Deve avere carattere. Deve saltare all’occhio.
Via Atenea, invece, sembra non essersi mai completamente ripresa dal lungo spartiacque della pandemia. Ha perso attività, movimento e parte di quella centralità che per generazioni l’ha resa il luogo dell’incontro, dello shopping e della passeggiata degli agrigentini. E recuperarla non significa soltanto riempire qualche locale vuoto: significa restituirle una funzione e un’identità.
Agrigento può avere cento problemi e cento emergenze. Ma proprio per questo dovrebbe almeno decidere quale immagine vuole offrire del suo cuore. Perché se Porta di Ponte è la porta del salotto, entrando bisognerebbe accorgersi che il salotto è cominciato. Oggi, francamente, non succede.
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