Politica 2.0: quale impegno?

Politica 2.0: quale impegno? E’ il tema trattato ieri nella Sala Timilia, del Castello Chiaramonte di Favara, davanti ad un numeroso e qualificato pubblico, proveniente da diverse parti della nostra provincia e regione, dal gesuita  P. Gianni Notari, preside della Scuola Politica “ARRUPE” di Palermo, nel corso del Meeting Francescano del Mediterraneosul tema “Connessi-Per una rigenerazione  e coesione sociale sostenibile  fraterna”. Meeting che si conclude proprio oggi 26 giugno a Favara, in una data che ci richiama a quanto avvenuto 75 anni fa, quando nel 1946,  dopo il Referendum istituzionale  del 2 giugno precedente, si aprivano i lavori dell’Assemblea Costituente, che era stata eletta contestualmente, per dare comunque all’Italia,  in ogni caso,  a prescindere dal risultato sulla scelta di Monarchia o Repubblica,  una nuova Costituzione. Proprio oggi nel 1946 si aprivano i lavori della Costituente, con  parole significative  pronunciate da Giuseppe Saragat, importante uomo politico della social-democrazia,  che poi, negli anni, sarebbe stato anche uno dei Presidenti della nostra Repubblica. Il quale proprio aprendo i lavori,   si augurava,    “che il volto di questa Repubblica fosse un volto umano”.  E diceva: “Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non  è,  soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma  soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo”. E dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste’”.   Parole che meritano attenzione, specie nell’attuale, recentissima situazione italiana, dopo le ultime lacerazioni tra Partiti che sembrano avere terribilmente intossicato non poco la politica. Parole di Saragat che è meglio allora ricordare per tutelare bene il grande valore della democrazia  che “esiste  dove ci sono rapporti umani”. Una logica che comunque abbiamo intuito echeggiare ieri,  anche in tanti passaggi del dotto e sapienziale discorso del gesuita P. Gianni Notari, del quale è pressoché impossibile riferire per intero, anche solo per sommi capi,  quanto ha detto, con dovizia di considerazioni pertinenti ed appropriate.Perciò  riferiamo solo qualche passaggio, invitando a sintonizzarlo con quanto detto da Saragat all’apertura della Costituente  75 anni fa, proprio come oggi 26 giugno, sull’importanza dei rapporti umani, per l’esistenza stessa della democrazia. E mentre riportiamo integralmente solo qualche passo della relazione di P. Notari,  ci prepariamo ad attendere la pubblicazione  dei documenti integrali da parte dei responsabili favaresi di questa prima edizione del  Meeting  francescano del Mediterraneo. Un passaggio sicuramente incisivo del prof. P. Gianni Notari è stato quando, sull’attuale situazione,  ha testualmente affermato che oggi la  sfida è quella del cambiamento sociale, perché  “l’attuale sistema economico capitalista è incapace di far fronte ai bisogni delle persone, soprattutto delle classi povere. Ad oggi registriamo una debolezza della politica che è asservita ai poteri egemoni e il sistema sociale non prende in considerazione chi non è produttivo, che a sua volta disturba le logiche economiche e capitalistiche”. E che con “… la perdita di credibilità  delle istituzioni democratiche, i cittadini perdono interesse per i beni pubblici”. Ed ancora : “Siamo più vagabondi che pellegrini. Il vagabondo annaspa, il pellegrino conosce il senso del suo andare. Conosce la meta a cui tendere soprattutto in merito alla fraternità dell’agire sociale”. “Viviamo certamente in un tempo affaticato – ha continuato -. Non preoccupiamoci se ci sentiamo disorientati: il problema è come passare dalla logica del vagabondo alla logica  del pellegrino, ritrovare ragioni per cui vale la pena vivere in questo nostro tempo”.


Diego Acquisto
Proprio oggi nel 1946 si aprivano i lavori della Costituente, con parole significative pronunciate da Giuseppe Saragat, importante uomo politico della social-democrazia, che poi, negli anni, sarebbe stato anche uno dei Presidenti della nostra Repubblica.