Polemiche sulla TASI, assessore Cuzzola: “Si parla senza leggere”.

“Si parla senza leggere”. Nota Stampa dell’ass.Francesco Cuzzola.
Agrigento – In relazione alla richiesta contenuta in un Comunicato, di rendere pubblico l’uso degli introiti  della Tasi dal 2015 ad oggi, avanzata dall’Associazione Mani Libere, l’assessore comunale al Bilancio, Francesco Cuzzola dichiara:
“Già dalla lettura dell’incipit del comunicato si evidenzia poca conoscenza dell’argomento di cui si chiede #operazioneverità.  Innanzitutto, quello dell’imposizone TASI è un obbligo previsto dal legislatore nazionale in capo al comune. Detto ciò per verificare la “verità” basterebbe semplicemente leggere le delibere di approvazione delle aliquote per evidenziare quali sono i servizi “indivisibii” finanziati con il gettito della TASI. In ogni delibera vi è un prospetto di raccordo  con la spesa sostenuta dal Comune. Come dire: si parla senza leggere!”.

Agrigento e trasparenza amministrativa, come sono stati spesi gli introiti Tasi dal 2015 in poi?

L’ex consigliere comunale di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, coordinatore del movimento Mani Libere, nel rispetto del principio della trasparenza amministrativa, invita il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, a conclusione del suo mandato, di rendere noto ai cittadini a quanto ammontano, e come sono stati spesi, gli introiti della Tasi dal 2015 in poi. La Tasi è un’imposta comunale sui servizi indivisibili del Comune, ovvero i servizi che il Comune eroga a beneficio dei cittadini che abitano nel territorio comunale. La Tasi non comprende la tassa sui rifiuti, la Tari, che si paga a parte. Tra i servizi indivisibili sono comprese le spese per la manutenzione delle strade, dei marciapiedi, l’illuminazione pubblica, il contenimento del fenomeno del randagismo con il canile o rifugio comunale, e tanti altri normali servizi da città a vocazione di civiltà. E’ giusto dunque che il sindaco renda noti quali dei servizi indivisibili siano stati erogati a favore dei cittadini di Agrigento che hanno pagato la Tasi dal 2015 in poi, indicando – conclude Di Rosa – per ciascuno di essi i relativi costi che ha sostenuto con il gettito dell’imposta.