Sei pazienti infettati dal virus dell’epatite C in ospedale a Sciacca: aperta inchiesta

Un incubo che torna. Sei pazienti infettati dal virus dell’epatite C e un’indagine della magistratura per capire come possa essere successo. È accaduto a Sciacca (Agrigento) a malati di thalassemia, quindi con problemi al sangue e in particolare ai globuli rossi. Malati che hanno bisogno di trasfusioni e che, probabilmente, durante una di queste hanno contratto il temibile virus.

Sull’episodio stanno svolgendo accertamenti i carabinieri del Nas di Palermo e la Procura ha avviato un’inchiesta. Secondo le prime informazioni si è già risaliti ai donatori di sangue, risultati negativi al virus dell’epatite, ma l’attività va avanti per cercare di capire come mai sono avvenute sei infezioni in contemporanea.

Con le attenzioni di oggi per il sangue trasfuso e quelle che dovrebbero esserci per i macchinari utilizzati, a cominciare da un’attenta sterilizzazione, vicende come quelle a cavallo tra gli anni ’70 e ’90 in Italia non dovrebbero più ripetersi. Per quello scandalo e per i ritardi con i quali i pazienti ottengono i risarcimenti, all’inizio del 2016 l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo a risarcire i cittadini che già avevano subito il danno di trasfusioni non controllate o utilizzo indiscriminato di emoderivati, immessi sul mercato senza le dovute verifiche. In questo caso è ancora in corso, a Napoli, un processo a carico tra gli altri di Duilio Poggiolini, allora direttore generale del ministero della sanità.

“È’ impensabile che nel 2016 avvengono ancora contagi da epatite C tramite trasfusioni – dice Massimiliano Conforti, di Epac, l’associazione che riunisce i malati di epatite – ma basta pensare che il rapporto annuale dell’Istituto di sanità 2015 vede al primo posto ancora contagi durante esami invasivi o post operazioni, cure odontoiatriche e trattamenti estetici, basterebbe sterilizzare come indicano le procedure che si dovrebbero seguire, spesso nelle strutture sanitarie c’è omertà, perché c’è chi sa che non si seguono alcune procedure, oppure contagi che non emergono come questi perché la gente si vergogna e non denuncia”.

Ancora oggi migliaia di processi civili sono in corso per ottenere il risarcimento dal Ministero della Salute per l’omessa farmaco vigilanza, mentre chi ha ottenuto giustizia spesso non viene pagato nonostante sentenze passate in giudicato.