Papa Leone a Lampedusa, il vescovo Damiano: «La sua visita rende meno amara la morte dei migranti»
LAMPEDUSA – «La sua visita ha rappresentato per ciascuno di loro quell’ultimo bacio e quell’ultima carezza che forse avrebbero reso meno amara la morte». Con la voce più volte spezzata dall’emozione e visibilmente commosso, l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, ha concluso il suo saluto a Papa Leone XIV al termine della celebrazione eucaristica a Lampedusa, affidando un messaggio intenso nel ricordo delle migliaia di migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo.
Nel suo intervento, il presule ha sottolineato come ad attendere il Pontefice sull’isola non vi fossero soltanto i fedeli e la comunità locale, ma anche «i rappresentanti di un’umanità sospesa, ma fiduciosa di potersi ancorare a un “Porto Salvo”, capace di farle rialzare lo sguardo».
Il pensiero è andato anzitutto «a quelli che non ce l’hanno fatta», ricordando in particolare il piccolo Yousuf, al quale il Papa ha reso omaggio durante la sua prima tappa al cimitero di Lampedusa.
«Per loro questo Mare Nostrum, che per noi è fonte di prosperità e generatore di bellezza – ha affermato Damiano – è diventato una voragine di disperazione e un abisso di morte. Chissà quanti ne ha trattenuti nei suoi fondali, oltre a quelli che ha restituito e che riposano nei cimiteri della nostra diocesi».
L’arcivescovo ha quindi evidenziato il significato simbolico della presenza del Pontefice sull’isola, definendola un gesto di consolazione per le vittime e per i loro familiari.
«La sua visita – ha detto – ha rappresentato per ciascuno di loro quell’ultimo bacio e quell’ultima carezza, che forse avrebbero reso meno amara la morte; ha rappresentato quell’umanissimo pianto su una tomba che ai loro cari è stato negato; ha rappresentato soprattutto la certezza della vita che sconfigge la morte e risorge per non morire più, libera ormai dagli affanni e dalle angosce dell’esistenza terrena».
Le parole di mons. Damiano, pronunciate tra la commozione e con gli occhi lucidi, hanno chiuso una giornata dal forte valore spirituale e simbolico. L’arcivescovo ha faticato in più momenti a trattenere l’emozione mentre ricordava le vittime del Mediterraneo, conferendo ancora più forza a un messaggio di speranza e di vicinanza rivolto ai migranti, agli ultimi e a quanti hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il mare.
Nel corso dell’omelia, Papa Leone XIV ha voluto anche rivolgere un sentito ringraziamento alla comunità di Lampedusa per l’accoglienza dimostrata negli anni. «Sono venuto a ringraziarvi, fratelli e sorelle di Lampedusa, per la prossimità che molti fra voi hanno scelto di esercitare. È avvenuto ancora il miracolo della compassione», ha affermato il Pontefice, definendo la solidarietà dell’isola una vera «rivoluzione interiore» capace di allargare «i pensieri, il cuore e la vita».
Il Papa ha quindi espresso la propria gratitudine ai volontari, alle associazioni riunite nel Forum Lampedusa Solidale, alle istituzioni civili, alla Guardia Costiera, ai sindaci e alle amministrazioni che si sono succedute nel tempo, così come ai diaconi, ai sacerdoti, alle religiose, ai medici, agli psicologi, agli educatori e alle forze dell’ordine. Un ringraziamento speciale è stato rivolto anche ai migranti presenti alla celebrazione: «Molte volte hanno esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri». Infine ha concluso: «Tra voi è l’amore a essersi organizzato», indicando nella compassione il primo passo di una comunità che ha saputo trasformare l’accoglienza in un concreto gesto di fraternità.
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