Oggi una data particolare: S. Libertino fondatore della nostra diocesi

Oggi una data particolare: S. Libertino fondatore della nostra diocesi . Una data che ci pare opportuno non fare passare inosservata, riferendo anche qualche documento che  non merita di essere  dimenticato. Perché oggi,  3 novembre,  in tutte le  Messe e celebrazioni  liturgiche della nostra arcidiocesi, si invoca la protezione di  San Libertino. Che, romano, secondo la tradizione fu mandato  ad Agrigento da San Pietro per predicare il Vangelo, divenendo così primo- vescovo di questa  di questa nostra Chiesa agrigentina. Siamo nel II secolo,  e  S. Libertino conclude la sua vita morendo martire per la fede, allora perseguitata. A memoria di questa tradizione, nella nostra  Cattedrale   si conserva un quadro che rappresenta S. Pietro mentre consegna a S. Libertino la pergamena di nomina a Vescovo di Agrigento. Una Chiesa allora quella agrigentina, davvero antica,  che rivendica la sua origine apostolica. E anche proprio anche per questa tradizione,  nell’Anno Santo del 2000, nel quadro della riorganizzazione delle diocesi, voluta da Giovanni Paolo II anche in Sicilia,  Agrigento viene dichiarata arcidiocesi, cioè  sede metropolitana, con due diocesi suffraganee, Caltanissetta e Piazza Armerina, mentre prima la diocesi di Agrigento, per tanti secoli,  era rimasta  suffraganea dell’arcidiocesi di Monreale, per motivazioni di carattere  storico-politiche legate al periodo in cui dominavano i Normanni. Come scrive mons, De Gregorio, – (di venerata memoria,  storico della nostra diocesi,  scomparso  nel 2006) –  quella tradizione che riferiva di questo antichissimo mandato a S. Libertino da parte di S. Pietro, affonda in testimonianze documentali  antiche, riferendo per esempio che nel 1779 il can. Raimondo Gaglio, utilizzando anche i lavori del suo defunto fratello Vincenzo, sollecitato dagli accademici della Biblioteca Comunale di Palermo, inviava loro la “Serie cronologica dei Vescovi di Girgenti dai primordi al cadere del sec. XVIII” , che poi venne pubblicata, dal 1901, dal Boglino nella sua Sicilia Sacra. Il Gaglio – riferisce Mons. De Gregorio –  sottopose ad una giusta critica le notizie del Gaetano, del Pirro e degli altri scrittori che lo avevano preceduto e seguito e, fondandosi sull’anonimo panegirista di S. Marciano, primo vescovo di Siracusa, scrisse: ‘Non avendo altro di meglio contentiamoci dell’autorità di uno scrittore antichissimo il quale visse prima che fosse stata Siracusa, sua patria, presa da quei barbari (Saraceni), cioè a dire, nell’ottavo secolo di Cristo, tempo in cui pei monumenti che allora forse esistevano, potea probabilmente sapere se S. Libertino fu o no il primo vescovo di Girgenti. Io non voglio rendermi mallevadore presso gli eruditi della genuinità del suo codice. Altro non farò se non che rapportare le parole di questo anonimo le quali leggonsi nella sua orazione panegirica scritta in greco nel secolo suddetto in lode di S. Marciano, tradotta prima dal Gaetano in latino e pubblicata poi in autentica dai PP. Bollandisti, lasciando agli eruditi la libertà di seguire colla di lui scorta le sue riflessioni o di pensare altrimenti“.