Niente alcolici in cella per il boss della Stidda di Canicattì, Antonio Gallea, 69 anni, uno dei mandanti dell’omicidio del giudice Rosario Livatino. Lo ha stabilito la Cassazione accogliendo il ricorso del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che si era opposto alla decisione del tribunale di Sorveglianza che, a sua volta, aveva dato l’ok al consumo di vino e birra nella struttura penitenziaria. Gallea, uno degli esponenti di rilievo della Stidda di Canicattì, è attualmente detenuto in regime di alta sicurezza nel carcere di Oristano.
Già condannato all’ergastolo poiché ritenuto il mandante dell’efferato omicidio del giudice Rosario Livatino era tornato in semilibertà prima di finire nuovamente in manette nel 2021 nell’operazione Xidy, condotta sul campo dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Agrigento, che ha fatto luce sul mandamento mafioso di Canicattì, rimesso in piedi dall’imprenditore Giancarlo Buggea, insieme alla compagna-avvocato (poi cancellata dall’Ordine) Angela Porcello, sui rapporti tra le varie famiglie mafiose della provincia agrigentina e i collegamenti con l’allora ex superlatitante Matteo Messina Denaro.
Gallea ha scontato ininterrottamente la pena in carcere fino al 2015 quando il Tribunale di Sorveglianza di Napoli gli concede la semilibertà. Per gli inquirenti, però, non ci fu nessun reinserimento sociale ma il boss canicattinese – una volta uscito – riprese la guida dell’organizzazione criminale. Per questi fatti Gallea è stato condannato in primo grado a 22 anni di reclusione.
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