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Home » Canicattì » Morire per guadagnarsi il pane: l’ultimo straziante saluto ai 4 braccianti. Damiano: «La tragedia non può lasciarci indifferenti»

Morire per guadagnarsi il pane: l’ultimo straziante saluto ai 4 braccianti. Damiano: «La tragedia non può lasciarci indifferenti»

28 Ottobre 2026
in Canicattì, Cronaca, evidenza
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Quattro bare di legno chiaro allineate davanti all’altare della chiesa di Santa Chiara e una folla immensa, ammutolita, che non è riuscita nemmeno a trovare spazio all’interno dell’edificio sacro. L’ultimo addio ad Antonio Agrò, 64 anni, Diego Giordano, 54 anni, Antonino Di Vincenzo, 60 anni, e Gioacchino Liborio Ferrigno, 63 anni, è iniziato così, nel silenzio irreale di una Canicattì paralizzata dal dolore, che ha risposto compatta al lutto cittadino proclamato dal sindaco. Centinaia di persone sono rimaste stipate sul sagrato in composto e dignitoso raccoglimento per stringersi attorno alle famiglie dei quattro stimati braccianti agricoli, strappati alla vita in un devastante scontro frontale sulla Statale 123 mentre andavano a guadagnarsi il pane.

Attorno ai familiari, stravolti dal dramma, si è stretto un intero territorio: i colleghi di fatica, il datore di lavoro e numerosi sindaci giunti dai vari comuni della provincia agrigentina. In prima fila, a testimoniare il profondo cordoglio delle istituzioni e dello Stato, erano presenti il sindaco di Canicattì Vincenzo Corbo con l’intera amministrazione comunale, i primi cittadini di Castrofilippo e Favara, e il colonnello dei Carabinieri Vincenzo Bulla. La liturgia è stata officiata dal parroco, don Giuseppe Maniscalco, ma a dare voce allo sgomento collettivo è stato il messaggio dell’arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, letto all’apertura della celebrazione.

Parole che sono risuonate come un atto d’accusa contro la piaga delle morti bianche e, al contempo, come una carezza sul cuore dei familiari: «Di fronte a una morte così inattesa e tragica, le parole sembrano insufficienti e il cuore fatica a trovare risposte. Desidero esprimere la mia più sentita vicinanza alle famiglie di Antonio, Diego, Antonino e Gioacchino». Nelle parole del prelato c’è spazio anche per un monito solenne che scuote la politica e le coscienze: «La vita di ogni persona è sacra, e nessuna morte sul lavoro o sulle strade può lasciarci indifferenti».

Dalla solennità dei funerali, la memoria della comunità è tornata inevitabilmente a quel maledetto inizio di giornata, lungo una delle tante rotte del sacrificio quotidiano. I quattro lavoratori si erano dati appuntamento alle prime luci dell’alba nel consueto punto di ritrovo storico dei pendolari della terra, in Largo Aosta. Poi la partenza a bordo di una vecchia Fiat Punto, diretti verso i campi di Campobello di Licata per la raccolta delle olive.

Il destino li ha spezzati poco dopo le stelle del mattino al chilometro 7 della Statale 123 “Di Licata”, in territorio di Naro. Per cause ancora al vaglio degli inquirenti, l’utilitaria si è scontrata frontalmente con un camion Volvo guidato da un 43enne di Campobello di Licata che viaggiava nella direzione opposta. L’impatto è stato devastante, non ha lasciato scampo. Oggi per Canicattì è stato il giorno del pianto collettivo, da domani sarà quello della pretesa di sicurezza per chi, ogni mattina, esce di casa solo per onorare il proprio lavoro.

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Tags: bracciantipaneTragedia
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