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Home » dalla città » A Montaperto una piazza piena racconta il valore della comunità

A Montaperto una piazza piena racconta il valore della comunità

5 Agosto 2026
in dalla città
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Montaperto, piazza gremita tra musica folk, storia e comunità

MONTAPERTO – Ci sono serate che non hanno bisogno di grandi palchi o effetti speciali per lasciare il segno. Basta una piazza, un borgo che si ritrova, la musica della tradizione e la voglia di stare insieme.

Ci sono borghi dove il tempo rallenta e i valori tornano a farsi spazio. Montaperto, per una sera, è stato uno di questi. Una piazza piena, la musica della tradizione, famiglie, bambini, turisti e residenti insieme, con la sensazione che la comunità possa ancora ritrovarsi attorno alle cose più semplici.

Tra il profilo delle colline e il panorama che si apre fino al mare, il piccolo borgo agrigentino ha vissuto una delle serate più partecipate e suggestive dell’estate. Famiglie, bambini, anziani, giovani e turisti hanno riempito la piazza trasformandola in un grande salotto all’aperto dove protagonista non è stato soltanto il folklore, ma soprattutto il senso di appartenenza.

A dare il ritmo alla serata sono stati i musicisti dell’Orchestra Val d’Akragas, insieme a tanti volti che hanno scritto pagine importanti della storia del gruppo folk. Si sono alternati Lello Casesa, la famiglia Casesa, i Salsedo e numerosi protagonisti di una tradizione che continua a rappresentare uno dei simboli della cultura popolare agrigentina.

Tra i principali artefici dell’iniziativa c’è Andrea Furnari, che da anni ha scelto Montaperto come luogo dove vivere gran parte del proprio tempo. Una scelta non casuale, ma legata a una precisa idea di qualità della vita: campagna, natura, relazioni autentiche, amicizia e il desiderio di recuperare quei valori che nei piccoli borghi sembrano resistere meglio che altrove.

Una filosofia che la piazza gremita ha restituito in maniera quasi perfetta. Si è cantato, si è ballato, si è riso. Anche molti visitatori, arrivati da fuori, si sono lasciati coinvolgere dalle melodie popolari e dall’atmosfera genuina della serata. Attorno, il profumo dei panini con la salsiccia appena arrostita, le birre condivise tra amici e quella semplicità che spesso rappresenta il vero lusso dell’estate siciliana.

«Stasera vogliamo divertirci insieme a voi. È un momento legato alla nostra tradizione siciliana», ha detto Lello Casesa, salutando il pubblico. «Montaperto è una realtà meravigliosa, io ce l’ho nel cuore e, con il principe di Montaperto Andrea Furnari, è diventata anche casa mia. Viva Montaperto e viva Girgenti!».

Tra il pubblico era presente anche il sindaco di Agrigento Michele Sodano, che ha voluto ribadire un concetto espresso più volte dall’inizio del suo mandato: quello della comunità come valore da ricostruire.

«Grazie ad Andrea Furnari, mio grandissimo amico. So quanto lui creda in Montaperto e quanto abbia voluto vivere qui. Mi auguro che Agrigento possa ritrovarsi sempre di più come comunità», ha detto il primo cittadino.

La serata ha avuto anche un momento dedicato alla storia del borgo grazie all’intervento di Marco Falzone, che ha accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso le origini di Montaperto.

«Le radici di questo borgo risalgono al Duecento e sono strettamente legate alla famiglia fiorentina degli Uberti», ha spiegato, ricostruendo il percorso storico che, attraverso le vicende dei Guelfi e dei Ghibellini, portò un ramo della nobile famiglia toscana in Sicilia, dove il territorio di Montaperto divenne il feudo di San Lorenzo, ponendo le basi della storia del borgo che ancora oggi conserva la propria identità.

Ad arricchire ulteriormente la serata sono state anche le note del sax di Saverio Guzzo, che ha accompagnato il tramonto e la festa con un repertorio capace di fondere tradizione e atmosfera, alternandosi ai canti folk e ai balli popolari.

Più che una semplice manifestazione estiva, quella vissuta a Montaperto è stata la dimostrazione che i piccoli borghi continuano a custodire un patrimonio fatto di relazioni, memoria e partecipazione. Un patrimonio che non si misura con i numeri degli eventi, ma con la capacità di far sentire ogni persona parte della stessa storia.

Per una sera Montaperto ha ricordato a tutti che esistono ancora luoghi dove la piazza non è soltanto uno spazio urbano, ma il cuore pulsante di una comunità. Dove la musica diventa occasione di incontro, la storia rafforza il senso di appartenenza e il paesaggio fa semplicemente da cornice a ciò che conta davvero: le persone.

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