“Martin Eden”. La felicità e la tragedia trasformate in una grande opera cinematografica

Mentre le grandi masse proletarie nella Napoli di inizio XX secolo si organizzano in scioperi, il giovane marinaio Martin Eden sogna di diventare scrittore e di conquistare la bella borghese Elena.

A grandi linee, è questa la trama del romanzo “Martin Eden” di Jack London a cui si è ispirato Pietro Marcello che ha diretto il film omonimo con protagonista Luca Marinelli, vincitore del premio Volpi nella 76esima edizione del “Festival del Cinema di Venezia” per la categoria “miglior attore protagonista”.

Come solo possono fare le grandi opere d’arte, il film “Martin Eden” va oltre il convenzionalismo. Infatti, Pietro Marcello ha fatto di esso  non solo l’adattamento del maestoso e autobiografico romanzo di Jack London, ma un’opera totale.

Mentre Marcello dirige il film e sintetizza con chiaroveggenza la trama del romanzo–che racconta l’ascesa del marinaio Martin Eden dalla marginalità al successo letterario ed economico spinto dal suo amore per la borghese Elena- la storia centrale è martellata da più immagini di archivio che si possono considerare dei veri e propri slanci poetici.

Quando il protagonista, Martin, scopre e legge i testi di Herbert Spencer–il teorico dell’evoluzione che lo guiderà nel suo assalto alle vette della conoscenza- le immagini del film volano in un territorio quasi onirico, di sfumature bluastre, dove vediamo un gruppo di ragazzi gettarsi nelle profondità del mare per cacciare il polpo. Poi, quando il nostro eroe comincia a vedere possibile la sua ascesa verso il tempio della cultura, della conoscenza e dell’amore, non importa molto che l’azione si svolge alla fine del XIX secolo, Marcello introduce nella colonna sonora un vibrante brano di musica elettronica che accompagna la sublime apparizione di immagini d’archivio in cui un ragazzo e una ragazza ballano qualcosa come un twist.

In un altro momento importante, quando Eden è già molto vicino ai vertici del suo potenziale intellettuale, scrive un saggio sulla forza indistruttibile dell’amore, mentre le immagini successive ci portano, senza preavviso, all’interno di una casa proletaria in cui una moglie manda via il marito in lacrime, che deve marciare in treno in cerca di lavoro. Come interpretare questa scena? Come il mini-racconto di una famiglia di lavoratori inserita nel film per dar man forte alle teorie di Eden? Oppure come una confutazione, un avvertimento su come il sistema può distruggere le unioni affettive più sincere. Marcello non offre una risposta univoca. La sua arte consiste proprio in questo, nel far sorgere dei dubbi, nel proporre una realtà dove tutto è confutabile e al di sopra di ogni conclusione, dove le immagini diventano metafore e similitudini che devono essere ben interpretate.

E’ ancora il caso della scena in cui Martin si dirige in treno verso quella che sarà la casa dove creerà la maggior parte della sua opera letteraria, Marcello inserisce un piano in cui appaiono una linea ad alta tensione a sinistra, e un treno ad alta velocità a destra. Un modo bello e audace per riaffermare l’universalità e l’atemporalità dell’odissea di Martin, che passa attraverso i dibattiti e i dilemmi che hanno segnato il XX secolo e che, oggi, continuano ad agitare la nostra coscienza, come ad esempio, come essere solidali in un mondo dominato da interessi personali, di solito legati alla sete di successo e di ricchezza? Che cosa possiamo ricavare dalle grandi correnti filosofiche del secolo scorso, dal comunismo marxista all’individualismo che Nietzsche ha esaltato? Anche se il più importante e inquietante di tutti deve essere il seguente: a che servono la conoscenza, la cultura e l’arte quando permettiamo al nostro mondo di voltare le spalle alla solidarietà, alla compassione e all’amore?

La felicità e la tragedia di Martin Eden, nata dall’immaginazione di Jack London e trasformata in un grande film per il cinema da Pietro Marcello, sono solo l’inizio di un dibattito infinito, profondamente contemporaneo, che ci costringe a mettere in discussione il nostro posto nel mondo.

“Martin Eden” è al cinema Astor di Agrigento da oggi, 12 settembre. Orario degli spettacoli: 18.00-20.15-22.30