Malasanità e risarcimento del danno

Si parla di malasanità quando durante la somministrazione di una prestazione sanitaria, un errore medico (errore diagnostico / errore nella terapia) provoca un danno al paziente che ha usufruito di tale prestazione.

In altre parole si parla di responsabilità medica o malasanità, quando un errore terapeutico o diagnostico del medico provoca un danno al paziente che ha richiesto una prestazione sanitaria. Quindi, in parole povere, si parla di errore medico e di malasanità nei casi in cui il professionista o l’Ospedale, non attenendosi alle Linee guida o alla buona prassi medica, provoca con il suo operato danni o lesioni permanenti al paziente che avrà diritto a richiedere un risarcimento da malasanità

La malasanità è una carenza generica della prestazione dei servizi professionali rispetto alle loro capacità che causa un danno al soggetto beneficiario della prestazione.

In Italia, il termine malasanità è usato per indicare diversi fenomeni, tra cui:

– l’errore medico (es. amputazione della gamba sbagliata, diagnosi errata): gli errori dei medici nella gestione del paziente, sia nell’esecuzione della prestazione, sia nella diagnosi di una certa patologia

– le cure o pratiche superflue, inutili e dannose (es. interventi chirurgici non necessari, farmaci somministrati senza giustificazione): il ricorso a cure o a trattamenti superflui o inutili, come la somministrazione ingiustificata di farmaci o l’esecuzione di un’operazione chirurgica non necessaria

– la cattiva gestione della sanità pubblica: la cattiva gestione della sanità pubblica, in particolar modo le lunghe liste d’attesa per accedere alle prestazioni offerte dal servizio sanitario nazionale.

Qual’è l’attività che quotidianamente svolge un medico legale quando un paziente lo informa di un possibile caso di malasanità?

Preliminarmente lo studio medico legale raccoglie la documentazione medica del paziente incluse le cartelle cliniche che saranno richieste alla struttura ospedaliera. Per cartella clinica si intende l’insieme di documenti che registrano un complesso eterogeneo di informazioni sanitarie, anagrafiche e sociali aventi lo scopo di rilevare il percorso diagnostico terapeutico del paziente al fine di predisporre gli opportuni interventi medici ed effettuare indagini statistiche e medico legali. Una volta raccolta la documentazione è compito del medico legale analizzare il precorso clinico del paziente per determinare se siano stati commessi errori diagnostici o terapeutici di qualsiasi ordine e quindi se si può parlare di malasanità e quindi si ha diritto al risarcimento da malasanità.

 

Risarcimento da malasanità

Accertato l’esistenza dell’errore medico ed il relativo danno alla persona (malasanità) si potrà procedere, con l’ausilio del medico legale, in sede stragiudiaziale o giudiziaria per ottenere il risarcimento da malasanità. Il risarcimento malasanità potrà essere richiesto sia in sede civile che in sede penale, anche se le procedure sono estremamente differenti nel percorso e negli effetti.

Quando si parla di malasanità bisogna inoltre distinguere tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale e anche la relativa richiesta di risarcimento malasanità seguirà una procedura diversa.

A seguito della recente emanazione della legge Gelli (legge n. 24/2017), i connotati della responsabilità civile del sanitario sono stati definiti in maniera chiara e differente a seconda che la responsabilità per un determinato danno medico debba essere ascritta a coloro che operano presso una struttura sanitaria (a qualsiasi titolo) o alla struttura sanitaria, sia essa privata che pubblica.

Mentre, infatti, i medici rispondono a titolo di responsabilità extracontrattuale, e quindi ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, le strutture sanitarie rispondono a titolo di responsabilità contrattuale, con tutte le conseguenze che ne derivano i termini di onere probatorio e di prescrizione (che è quinquennale per la responsabilità extracontrattuale e decennale per la responsabilità contrattuale).

La procedura giudiziale, tuttavia, a seguito della riforma Gelli del 2017, è sempre subordinata al preventivo espletamento di una consulenza tecnica preventiva che è una procedura che affida a un C.T.U. (di solito medico legale) nominato dal tribunale competente, il compito di accertare in via preliminare l’an e il quantum della responsabilità medica (malasanità) con una perizia medico legale che diverrà poi un sostegno valido per trovare un accordo o per decidere se intraprendere o meno il giudizio vero e proprio. 

 

Risarcimento malasanità: le condizioni di procedibilità

 

L’instaurazione di un giudizio per ottenere un risarcimento danno da malasanità è sottoposta a una condizione di procedibilità.

La causa vera e propria deve essere infatti preceduta da un procedimento di consulenza tecnica preventiva ai sensi dell’articolo 696-bis c.p.c. o, in alternativa, da un procedimento di mediazione.

Se non è instaurata né l’una né l’altra procedura, l’eventuale domanda giudiziale del paziente è improcedibile.

 

Risarcimento malasanità: azione diretta

Resta infine da dire che, a seguito della riforma della responsabilità medica apportata dalla legge Gelli del 2017, è oggi prevista l’azione diretta del paziente nei confronti delle assicurazioni di medici o strutture sanitarie.

Ciò vuol dire che il giudizio di risarcimento malasanità può essere instaurato sia nei confronti del medico o della struttura sanitaria reputati responsabili, sia direttamente nei confronti della compagnia presso la quale l’uno o l’altra sono assicurati.

L’azione diretta è tuttavia possibile solo nei limiti delle somme per le quali è stato stipulato il contratto di assicurazione.

Risarcimento malasanità tempi di prescrizione

Ricapitolando quanto già accennato infatti le norme sono chiare nello stabilire che per la responsabilità contrattuale il termine di prescrizione è di 10 anni, ai sensi dell’art. 2946 c.c.; mentre per la responsabilità extracontrattuale il termine di prescrizione è di 5 anni, secondo quanto stabilito dall’art. 2947 c.c., primo comma. Questo comporta conseguenze assai diverse nel campo della malasanità. Applicando tali norme all’esercizio sanitario, per i medici è valida la responsabilità contrattuale (quindi 10 anni), mentre per le strutture vale quella extracontrattuale per il termine di prescrizione. Se invece si tratta strettamente di malasanità e non di negligenza o malpractice, potrebbe essere ritenuto responsabile anche il Ministero della Salute. Quest’ultimo è ascrivibile a responsabilità extracontrattuale e dunque il termine è di 5 anni.