La Procura generale di Palermo ha chiesto la conferma di quasi tutte le condanne nei confronti degli imputati coinvolti nel processo celebrato con il rito ordinario, scaturito dall’inchiesta “Xydi”, condotta sul campo dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Agrigento, che nel 2021 ha fatto luce sul mandamento mafioso di Canicattì, che sarebbe stato rimesso in piedi dall’imprenditore Giancarlo Buggea, insieme alla compagna-avvocato (poi cancellata dall’Ordine) Angela Porcello, e sui rapporti tra le varie famiglie mafiose della provincia agrigentina.
I sostituti procuratori generali Giuseppe Fici e Carlo Lenzi hanno chiesto 7 condanne: 22 anni di reclusione per Giuseppe Falsone, il capomafia ergastolano che era tornato a comandare dopo dieci anni di detenzione al “41 bis”, grazie all’ex penalista; 22 anni per Antonio Gallea, 68 anni di Canicattì; 28 anni per Santo Gioacchino Rinallo, 66 anni di Canicattì; 29 anni per Antonino Chiazza, 56 anni, di Canicattì, presunto boss della Stidda; 18 anni per Pietro Fazio, 53 anni, di Canicattì; 1 anno e 4 mesi per Stefano Saccomando, 48 anni di Palma di Montechiaro, e 8 anni di reclusione per Filippo Pitruzzella, l’ex ispettore della polizia, condannato in primo grado a 12 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
L’ex poliziotto Pitruzzella, ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo di avere provato a utilizzare l’ex avvocato Porcello per catturare, su incarico dei servizi segreti, l’ex superlatitante Matteo Messina Denaro. Il processo è in corso davanti i giudici della prima sezione della Corte di appello presieduta da Adriana Piras. Dopo la requisitoria la parola adesso passa alle difese per le arringhe.
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