La Corte di appello di Palermo ha rigettato l’istanza avanzata dalla difesa del boss ergastolano Giuseppe Falsone, di Campobello di Licata, che chiedeva di accedere ai percorsi di giustizia riparativa. I giudici hanno confermato la linea di incompatibilità tra i programmi previsti dalla riforma Cartabia e il regime di 41bis a cui è sottoposto il boss campobellese.
L’avvocato Barbara Garascia, che difende Falsone, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla norma che impedisce in maniera assoluta ai detenuti sottoposti al carcere duro di partecipare a questi programmi. Giuseppe Falsone si trova ristretto al carcere duro, dove sta scontando l’ergastolo. Ancora oggi è ritenuto il capo indiscusso di Cosa nostra agrigentina.
Circostanza questa emersa anche nella recente inchiesta “Xidy” che ha fatto luce sul mandamento mafioso di Canicattì. Secondo quanto ricostruito, infatti, Falsone avrebbe mantenuto il comando nonostante si trovi ristretto in carcere dal 2010 quando venne catturato in Francia dopo 11 anni di latitanza. Nel processo Xidy Falsone è stato condannato in primo grado a 22 anni di reclusione.
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