Mafia e mandamenti parla il pentito Quaranta

Giuseppe Quaranta – nei verbali che rilascia ai sostituti procuratori della Dda Camilleri, Ferrara e Sinatra – descrive anche i vari mandamenti che compongo la provincia di Agrigento: “Ogni mandamento è formato da quattro paesi e i capi dei paesi si rivolgono ai capi mandamento per comunicare all’intero della provincia o fuori. Il capo mandamento comanda i quattro capi dei paesi ma può essere uno dei quattro.”

Poi descrive nello specifico i mandamenti entrando all’interno delle dinamiche di quello di Agrigento così suddiviso: “Il mandamento di Agrigento comprende Giardina Gallotti, Villaseta, Fontanelle, Villaggio Mosè e Monserrato”

l boss Giuseppe Quaranta, ritenuto capomafia di Favara, ha deciso di parlare con i magistrati il 29 gennaio scorso dopo essere stato nuovamente arrestato il 22 gennaio nell’operazione ‘Montagna’ che ha colpito le cosche mafiose dell’agrigentino.

I boatos, negli ultimi tempi erano divenuti insistenti a tutti a Favara sapevano che con molta probabilità, Quaranta aveva deciso di saltare il fosso. Soprattutto la notizia aveva assunto i contorni della certezza quando ci si è resi conto dell’assenza contemporanea da Favara di tutti i parenti del nuovo pentito.

Giuseppe Quaranta, già indagato nell’inchiesta “Kronos” promossa dalla Procura della Repubblica – Dda – di Catania, arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Proelio” condotta dalla Procura della Repubblica di Ragusa, non sembrava un personaggio di spicco della mafia favarese. Anzi, al contrario, sembrava defilato. Poi, la conoscenza con Pasquale Alaimo, mafioso più volte arrestato e condannato, fedelissimo di Maurizio Di Gati, capo della mafia agrigentina per lungo tempo, spodestato da Giuseppe Falsone, al quale Quaranta aveva fornito assistenza durante la latitanza.

Il boss ha iniziato a collaborare con i magistrati della Dda di Palermo: Insisto nella volontà di collaborare con l’autorità giudiziaria e prendo atto degli obblighi e dei doveri che tale scelta comporterà. Faccio ciò per il bene della mia famiglia – ha detto – e mio personale, perchè sono stanco, ho avuto tante delusioni da queste persone Sono deciso a 360 gradi e pronto a riferire di quello che so, che ho sentito dire in giro e di quello che ho fatto. Penso  che a seguito  della  mia  scelta possa  essere esposta a pericolo  la mia famiglia che vi invito a tutelare. Cosa nostra è come un vortice che prima ti fa bello e poi ti risucchia tutto fino a non poterne più uscire”.

Giuseppe Quaranta ha raccontato di essersi occupato nel 2002-2003 della latitanza del capomafia agrigentino Maurizio Di Gati, trovando un casolare adatto a nasconderlo e portandogli il cibo.

E lo stesso Di Gati, interrogato nel 2007, aveva già svelato tutto trovando oggi adeguata conferma: “Ora lo riconosco, tutto il 2005 ho passato la latitanza con lui, Giuseppe Quaranta. Ho comprato con lui, a nome suo, una casa di un certo Lombardo Domenico di Agrigento, se l’è intestata Quaranta Giuseppe. Dopo che io me ne sono andato via da quella casa lui ha fatto lavori. I soldi ce li ho messi io. E’ vicino a Cosa nostra, l’ha avvicinato Pasquale Alaimo. Non è parente di Quaranta Vincenzo il compare di Pompeo Rosario di cui ho appena parlato. Invece ha un fratello che si chiama pure Quaranta Vincenzo che ha un deposito di materiali inerti, ed io lo conosco personalmente tramite Pasquale Alaimo, abbiamo anche mangiato insieme una volta a Castrofilippo da Angelo Alaimo, ed un’altra volta nella casa di campagna di Pasquale Alaimo, durante la mia latitanza, forse anche più volte. Questo Quaranta Giuseppe che ho riconosciuto lavora nella spazzatura a Favara, raccoglie le bottiglie di vetro nei bar, lavora mezz’oretta con Salvatore Coiro e poi non fa più niente. Formalmente l’impresa da cui dipende è di Peppe Gaglio di Porto Empedocle, che ha l’appalto a Favara. Questi due Quaranta Vincenzo e Peppe sono vicini a Cosa nostra. Recentemente Peppe Quaranta nell’ultimo anno si è avvicinato molto a Calogero Costanza “naschino” il figlio di Antonio….”

Quaranta – ha rivelato ai pm Claudio Camilleri, Calogero Ferrara e Alessia Sinatra ed al capitano dei carabinieri Luca Armao – sarebbe stato ‘combinato’ dal padrino di Santa Elisabetta Francesco Fragapane nel 2010. L’indagato ha ammesso di avere rivestito un ruolo di vertice della famiglia di Favara fino al 2013-2014 e ha parlato di estorsioni a ditte edili, ma anche di extracomunitari, traffico di stupefacenti, droga, armi, omicidi e politici collusi con la mafia.

Proprio questi ultimi argomenti sono stati omissati dagli inquirenti e chiaramente si comprende che sono state avviate indagini delicatissime.

Quaranta ha anche fatto nomi e cognomi di chi, sullo sfondo la supremazia nel traffico di stupefacenti – sta combattendo una guerra cruenta sull’asse Belgio – Favara.

Il neo pentito ha spiegato ai pm della Dda che “l’unica famiglia mafiosa presente a Favara appartiene a Cosa nostra e ne fanno parte Vella Giuseppe, Pasquale Fanara, Valenti Stefano, Valenti Gerlando, Blando Giuseppe, Limblici Calogero, Pullara Luigi e Angelo Di Giovanni. Almeno questo succedeva nel periodo in cui c’ero io. Ci sono altri gruppi criminali che noi chiamiamo ‘Paraccari’ che hanno un capo e un sottocapo, ma se devono fare attività criminali devono chiedere a noi di Cosa nostra”.

Il boss sarebbe stato capo di Favara tra il 2010 e il 2013-2014. Poi fu “posato” perchè a un certo punto mi ero stufato e non mi facevo trovare da nessuno – ha detto – quindi non essendo più ‘produttivo’ fu informato Francesco Fragapane a cui fu detto che non ero più disponibile. Mi venne detto che non dovevo più ‘camminare’ a nome di Fragapane e io ne fui felice…”.

Per quanto riguarda le elezioni Quaranta ha riferito che “il candidato a sindaco di Favara non lo sceglie la famiglia mafiosa e di non essere a conoscenza di candidati che hanno chiesto voti”.