Mafia, inchiesta “Vultur”: vittima del racket in aula conferma accuse

E’ stata sentito il proprietario della ditta di onoranze funebri di Camastra, che ha denunciato le pressioni subite dalla locale famiglia mafiosa, all’udienza del processo di secondo grado, in corso di svolgimento davanti ai giudici della quarta sezione penale della Corte di Appello di Palermo, presieduta da Giacomo Montalbano, scaturito dall’inchiesta antimafia della squadra Mobile di Agrigento, denominata “Vultur”, che ha fatto luce sulla famiglia mafiosa di Camastra, e su un giro di racket estorsivo, che sarebbe stato imposto ad una ditta di onoranze funebri del piccolo paese dell’Agrigentino.
Secondo i difensori degli imputati già all’atto della denuncia, e al processo di primo grado, l’uomo si sarebbe contraddetto. Quindi hanno chiesto l’inattendibilità del testimone. Dopo l’acquisizione di alcune produzioni della difesa il presidente ha rinviato l’udienza al prossimo 27 febbraio, data in cui verrà sentita un’altra delle vittime del racket. Poi sarà la volta della requisitoria del Procuratore generale.
In primo grado il collegio di giudici del Tribunale di Agrigento (presieduto da Luisa Turco) ha inflitto la condanna di 17 anni e 6 mesi a Rosario Meli, “U puparu”, considerato il capo della famiglia mafiosa di Camastra; 14 anni e 6 mesi per il figlio Vincenzo Meli; 13 anni e 6 mesi al tabaccaio del paese Calogero Piombo; 22 anni in continuazione con altre sentenze a Calogero Lillo Di Caro, esponente di rilievo della mafia di Canicattì.
Il collegio della difesa è composto tra gli altri dagli avvocati Angela Porcello, Santo Lucia, Raffaele Bonsignore, Giuseppe Barba, Antonino Reina e Calogero Fiorello.