Mafia, inchiesta “Kerkent”: processo d’appello rischia di arenarsi

L’ex moglie del collaborante, che aveva accusato il boss Antonio Massimino e alcuni complici di abusi sessuali, e sequestro di persona, s’è presentata in aula al processo di secondo grado, scaturito dalla maxi inchiesta “Kerkent”, davanti ai giudici della Corte di Appello di Palermo. Antonino Mangione aveva accusato Massimino di aver molestato sessualmente la sua compagna nel corso di un incontro in un garage, in cui era stato convocato dal boss, per restituire un’autovettura che non era stata pagata ad un concessionario amico del capomafia. La donna non è stata sentita, in quanto sono state sollevate eccezioni, che se accolte dovrebbero portare all’astensione per incompatibilità della Corte, innanzi a cui si sta trattando il processo. Perché il presidente Anania aveva già in passato emesso sentenza di condanna per tentata estorsione, commessa nel 2015, da Massimino. Dunque avrebbe già deciso su fatti riconducibili ad uno dei reati fine dell’associazione.

Ventuno le persone sul banco degli imputati: si tratta di Antonio Massimino, 53 anni; Giuseppe Antonio Messina, 63 anni; Giuseppe Messina, 34 anni; Alessio Di Nolfo, 35 anni; Eugenio Gibilaro, 56 anni; Gerlando Massimino, 33 anni; Davide Marco Clemente, 29 anni; Francesco Vetrano, 36 anni; Sergio Cusumano, 58 anni; Giuseppe Tornabene, 38 anni; Fabio Contino, 42 anni; Salvatore Capraro, 33 anni; Luca Siracusa, 45 anni; James Burgio, 29 anni; Domenico La Vardera, 40 anni; Domenico Mandaradoni, 33 anni; Liborio Militello, 54 anni; Gregorio Niglia, 38 anni; Andrea Puntorno, 44 anni; Calogero Rizzo, 51 anni; Salvatore Ganci, 48 anni. Nel collegio difensivo, tra gli altri Monica Malogioglio, Annalisa Russello, Francesco Gibilaro, Daniele Re, Giusy Gangi e Salvatore Pennica.

L’ex moglie del collaborante nel corso dell’udienza di metà aprile, al processo con il troncone ordinario che vede 7 imputati, era risultata assente ed aveva presentato un certificato medico che attestava la positività al Covid. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, su richiesta di un difensore degli imputati, avevano trasmesso gli atti alla Procura, per indagare nei confronti del medico, e della stessa donna. L’inchiesta “Kerkent”, eseguita dalla Dia di Agrigento ha fatto luce sulla scalata al vertice della famiglia mafiosa di Agrigento, capeggiata da Antonio Massimino, e su un grosso traffico di droga gestito come una holding.