La Corte d’Appello di Palermo ha ridotto le condanne per 7 presunti esponenti mafiosi di Favara e Palma di Montechiaro, coinvolti nell’inchiesta “Condor”, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Agrigento e dai loro colleghi del Ros, che ha fatto luce sulla riorganizzazione di Cosa nostra e Stidda nella parte orientale della provincia di Agrigento. Due imputati sono stati assolti.
Nel dettaglio: 15 anni e 8 mesi di reclusione sono stati inflitti per Giuseppe Chiazza, 51 anni, di Canicattì; 12 anni e 8 mesi per Nicola Ribisi, 43 anni, di Palma di Montechiaro, ritenuto il capo della famiglia del suo paese; 9 anni per Domenico Lombardo, 31 anni, di Favara; 5 anni e 4 mesi per Giuseppe Sicilia, 43 anni, di Favara; 4 anni per Luigi Pitruzzella, 35 anni, di Agrigento; 2 anni e 8 mesi per Luigi Montana, 40 anni, di Ravanusa e per Ignazio Sicilia, 48 anni, di Favara fratello di Giuseppe.
Tutti quanti sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata al traffico di droga, estorsioni ai danni di imprenditori e danneggiamenti a mezzo incendio. La Corte ha accolto in parte le richieste delle difese, riducendo le pene ma confermando la solidità dell’impianto accusatorio. Secondo le indagini, Ribisi e Chiazza, ritenuti referenti di Cosa nostra e Stidda a Palma di Montechiaro, avrebbero stretto un patto per gestire insieme traffici di droga ed estorsioni.
Assolti Baldo Carapezza, 27 anni di Palma di Montechiaro e Rosario Patti, 59 anni, di Palma di Montechiaro. Quest’ultimo era accusato di un’estorsione legata alla vendita di un terreno all’asta, mentre Carapezza rispondeva di tentata estorsione ai danni di un imprenditore. Entrambi sono stati prosciolti da ogni accusa.
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