La principale contestazione è quella di avere messo in piedi un vasto narcotraffico per finanziare il clan, che sarebbe stato diretto da James Burgio, detenuto in carcere ma operativo grazie a un telefono cellulare, e da Salvatore Prestia, cognato del boss Fabrizio Messina. Il processo è in corso di svolgimento davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Palermo, Nicoletta Frasca. Stilato un calendario per le arringhe difensive.
Il pubblico ministero della Dda Claudio Camilleri, nel corso della requisitoria, ha chiesto la condanna di 15 imputati, che hanno scelto il rito abbreviato, alcuni dei quali già coinvolti nella prima tranche dell’indagine già approdata a processo, del secondo filone dell’inchiesta “madre” sui nuovi clan mafiosi di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle e su un traffico di sostanze stupefacenti. La vicenda è legata al blitz scattato nel luglio dell’estate scorsa quando i carabinieri del Comando provinciale di Agrigento fermarono 14 persone.
Chiesti venti anni di reclusione ciascuno per Pietro Capraro, 40 anni, di Agrigento; Gaetano Licata, 42 anni, di Agrigento; James Burgio, 33 anni, di Porto Empedocle e Salvatore Prestia, 45 anni, di Porto Empedocle, accusati di essere ai vertici di due gruppi criminali che avrebbero monopolizzato il traffico di droga e armi tra Agrigento, Favara e Porto Empedocle. Quindici anni e otto mesi di carcere la richiesta per Salvatore Lombardo, 37 anni, di Favara; sedici anni per Simone Sciortino, 23 anni, di Agrigento; undici anni e quattro mesi per Alessandro Trupia, 37 anni, di Agrigento; quattordici anni per Vincenzo Iacono, 48 anni, di Porto Empedocle.
Ed ancora dodici anni e quattro mesi per Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento; dodici anni per Cristian Terrana, 32 anni, di Agrigento; dieci anni e otto mesi per Antonio Crapa, 54 anni, di Favara; sei anno e otto medi per Agostino Marrali, 29 anni, di Porto Empedocle; cinque anni e quattro mesi per Salvatore Carlino, 35 anni, di Canicattì; quattro anni e quattro mesi ciascuno per Andrea Sottile, 27 anni, di Agrigento e Antonio Guida, 19 anni, di Agrigento.
Sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzato al traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso, tentata estorsione, danneggiamento a seguito di incendio, porto e detenzione di arma sempre aggravati dal metodo mafioso. Capraro e Sciortino sono difesi dall’avvocato Teres’Alba Raguccia. Le posizioni di altri due imputati seguiranno strade diverse: Danilo Barbaro, 40 anni, di Agrigento, ha patteggiato la pena mentre Calogero Segretario, 30 anni, di Agrigento, verrà giudicato separatamente.
L’indagine ha accertato che i clan di Villaseta e Porto Empedocle, dopo iniziali frizioni, avrebbero stretto un’alleanza in grado di mantenere saldi gli equilibri nel settore del traffico degli stupefacenti, suddiviso gli incassi, condiviso armi e imposto le proprie regole sul territorio.
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