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Home » Top » «A mia figlia hanno tolto anche il diritto a una doccia»: il dramma di una famiglia di Maddalusa

«A mia figlia hanno tolto anche il diritto a una doccia»: il dramma di una famiglia di Maddalusa

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
30 Luglio 2026
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Maddalusa, Alessandra Russo: «A mia figlia hanno tolto il diritto a una doccia»

«Ieri mia figlia Matilde ha compiuto sei anni. E ci siamo resi conto di una cosa assurda: secondo i criteri adottati dal Centro Operativo Comunale non ha più diritto nemmeno a una doccia».

È il racconto, tra amarezza e rabbia, di Alessandra Russo, 37 anni, mamma di tre bambini e residente a Maddalusa, in via Francesco Lanza, a pochi passi dall’Hotel Baglio della Luna. Vive lì da cinque anni insieme al marito, impiegato statale, e ai figli di sette, sei e due anni e mezzo, in una casa ereditata dalla famiglia.

Una casa normale, racconta, ristrutturata con sacrificio.

«Abbiamo dovuto fare un finanziamento perché, essendo in zona A, non era possibile ottenere un mutuo prima casa. Oggi paghiamo una rata di circa 700 euro al mese.»

Fino a qualche mese fa Alessandra lavorava in un negozio del centro commerciale Città dei Templi.

«Per dieci anni ho fatto la commessa in un’attività specializzata nel mondo del caffè. Poi il negozio ha chiuso e sono rimasta senza lavoro.»

Oggi la quotidianità della famiglia ruota tutta attorno a un bene che dovrebbe essere scontato: l’acqua.

«Da tre mesi non riceviamo acqua. La prima cosa che abbiamo pensato è stata cercare una casa in affitto, ma è impossibile. Paghiamo già il finanziamento della nostra abitazione e un affitto da 600 euro al mese non possiamo permettercelo. Non abbiamo un’altra casa dove andare.»

La famiglia, come tanti residenti del quartiere, trascorre le giornate riempiendo bidoni alle fontane pubbliche.

«Ci vuole tantissimo tempo. Questa è la nostra vita. I bambini ci vedono continuamente trasportare taniche d’acqua.»

Il problema, racconta, non è soltanto organizzativo.

«Con questo caldo non possiamo nemmeno portarli al mare. Dopo una giornata in spiaggia servono docce, bisogna fare il bucato. Noi siamo costretti a centellinare ogni litro d’acqua.»

L’aspetto che più la ferisce riguarda i criteri adottati per la distribuzione dell’acqua attraverso il C.O.C.

«Ci è stato detto che spettano 50 litri d’acqua a persona soltanto per gli over 80, per i bambini fino a cinque anni e per i disabili gravi al cento per cento. Proprio nel giorno del sesto compleanno di Matilde abbiamo capito che nostra figlia non rientrava più tra i beneficiari. È assurdo pensare che basti compiere sei anni per perdere anche il diritto a una doccia.»

Per Alessandra il danno non è soltanto materiale.

«Ai miei figli è stata rubata la fiducia nelle istituzioni, ma soprattutto la spensieratezza che dovrebbero avere alla loro età.»

Tra i pochi sostegni ricevuti cita la Chiesa.

«Al momento abbiamo trovato solidarietà soltanto da don Mario Sorce e da don Marco Damanti. Attraverso la Caritas ci hanno fatto arrivare dei bidoni d’acqua. È stato un gesto che non dimenticheremo.»

La rete idrica, spiega, nella loro zona non è mai arrivata.

«Qui non hanno mai realizzato la rete dell’acqua. Eppure abbiamo luce, internet e paghiamo tutte le tasse.»

Fino a poco tempo fa la situazione veniva gestita ricorrendo agli autobottisti privati.

«Riempivamo una cisterna da diecimila litri. Tra inverno ed estate spendevamo mediamente circa 120 euro al mese, a volte anche una fornitura ogni quindici giorni quando i consumi aumentavano.»

Secondo Alessandra, tutto è cambiato quando AICA ha impedito quel sistema di approvvigionamento.

«Da lì è iniziato tutto. Poi il sindaco non ha voluto dichiarare lo stato di emergenza e noi siamo rimasti in questa situazione. Molti di noi la pensano così. Se il primo cittadino non ti aiuta, chi dovrebbe farlo?»

Parole che esprimono una posizione personale e una profonda delusione.

«Io non l’ho votato. Mi aspettavo che saremmo finiti in questa disgrazia. Mi chiedo come sia possibile che in Italia si riconosca il diritto alla prima casa e poi lo Stato non sia in grado di garantirti un servizio essenziale come l’acqua.»

La situazione familiare è resa ancora più difficile dall’infortunio del marito.

«Ha subito un intervento al polso ed è ancora in malattia. Non può nemmeno aiutarci a trasportare i bidoni.»

Alla fine dell’intervista resta soprattutto il senso di frustrazione.

«Ci hanno tolto il diritto alla vita, perché l’acqua è un bene primario. Ci sentiamo trattati come criminali, c’è un accanimento nei nostri confronti che non riusciamo a spiegare. Ci sentiamo discriminati.»

Quella di Alessandra Russo è una delle tante storie che in questi giorni stanno emergendo da Maddalusa. Dietro il confronto tra norme, competenze e responsabilità istituzionali, resta la quotidianità di famiglie che cercano di affrontare l’emergenza idrica tra sacrifici, incertezze e la speranza che una soluzione possa arrivare al più presto.

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