Livatino 31 anni dopo: ricordato il giudice ragazzino

Era la mattina del 21 settembre del 1990, quando lungo la strada Statale 640, trovò la morte per mano di quattro sicari assoldati dalla “Stidda” agrigentina, il giudice Rosario Livatino, mentre si recava, senza scorta, in tribunale. Era a bordo della sua vettura, una vecchia Ford Fiesta color amaranto, quando fu speronato dall’auto dei killer. Tentò disperatamente una fuga a piedi attraverso i campi limitrofi ma, già ferito da un colpo ad una spalla, fu raggiunto dopo poche decine di metri e freddato a colpi di pistola. Del delitto fu testimone oculare Pietro Nava, sulla base delle cui dichiarazioni furono individuati gli esecutori dell’omicidio.

Oggi ricorre il 31esimo anniversario di quell’eccidio. La giornata si è aperta con una Santa Messa nella chiesa di San Domenico. Un altro appuntamento è stato poco più tardi: dopo 31 anni la camicia de Beato Rosario Livatino è entrata nella casa natale, da dove era uscita il 21 settembre 1990 senza farne più ritorno. “Siamo nel luogo della familiarità dove ha vissuto l’esperienza degli affetti più cari, l’attenzione nei confronti dei genitori e quella dei genitori nei suoi confronti. La reliquia è una camicia che quel giorno profumava delle cure di mamma Rosalia, è la camicia che indica la precisione e il decoro nel dover affrontare dignitosamente una giornata di lavoro”, ha detto don Giuseppe Cumbo, vicario generale.

Poi presso la stele dedicata al magistrato canicattinese si è svolto il momento di ricordo delle autorità. Presente per la prima volta anche Vincenzo Agostino, padre dell’agente Nino ucciso, insieme alla mogie Ida Castelluccio, nel 1989 dalla mafia.