L’importanza delle parole del cardinale Montenegro sul coronavirus

Un messaggio di grande spessore umano e di notevole valenza spirituale  quello che circola in queste ore a firma del nostro pastore don Franco, che in questo modo vuole essere vicino a tutti e   partecipe alle comuni ansie, sofferenze preoccupazioni della sua Comunità agrigentina, che già in tante celebrazioni festive della vigilai  si è  già riunita per riflettere sul Vangelo della Trasfigurazione.

 

Una coincidenza provvidenziale e significativa questa, in un momento in cui tutti siamo invitati a sollevarci un po’ più in alto per  trovare la forza di affrontare  le difficoltà concrete che ci angosciano in questo momento per via della diffusione  del coronavirus.

 

Ed il messaggio di don Franco inizia proprio da questo smarrimento, a cui Lui stesso, fratello maggiore tra fratelli,  partecipa e si sente contemporaneamente vicino ad  ognuno che soffre, ponendosi e ponendoci delle domande a cui per il momento non ci è dato di dare risposta.

 

E pur ricordandoci paternamente di attenerci  alle  disposizioni già date qualche giorno fa, e contestualmente a esprimere gratitudine per tutto quello che con grandi sacrifici la  macchina burocratica  dei servizi pubblici ai vari livelli sta facendo, ci invita serenamente ad uno sforzo di trasfigurazione.

 

Si proprio questa lettura mi sento di dare, quando l’arcivescovo  ci dice  “Cosa ci sta chiedendo il Signore?”.

 

Un interrogativo che anzitutto ci fa toccare con mano la nostra fragilità e precarietà, a cui da tempo forse non abbiao pensato, dato il meraviglioso  progresso tecnologico straordinario che, specie  negli ultimi anni, ci ha anche un po’ ubriacati,  se non proprio  storditi.

 

E l’epidemia ci ha colti tutti di sorpresa, dimenticando anche quello che nella storia abbiamo conosciuto e studiato.

 

Adesso il problema è come affrontare,  anche e soprattutto cristianamente questo momento, destinato magari a costringerci a trovare nuove strade per un nuovo tipo di  cammino socio-politico-ecclesiale.

 

Un cammino nuovo segnato da un nuovo tipo di presenza nella società, con una nuova forma di strategia nel nobile, campo  politica correttamente intesa , dove l’impegno per i più deboli e quindi la lotta alle diseguaglianze dovrà registrare una nuova e fattiva capacità di attuazione.

E   nella Chiesa con una  pastorale, più vicina all’uomo nella gradualità del suo cammino, e quindi  con un rinnovato impegno di misericordia e di amore.

 

In questa ottica riprendiamo quello che sembra proprio essere il cuore del messaggio di don Franco sintetizzato in queste parole che testualmente riproponiamo alla riflessione di tutti.

 

“La precarietà ci ricorda – adesso più che mai – che siamo nelle mani di Dio, che siamo povere e deboli creature, con la mano tesa verso il Creatore, chiamate a superare tutte le coniugazioni del verbo “avere” per vivere meglio quelle del verbo “amare”.

Usciremo più forti da questa vicenda se la affronteremo con umiltà e se riprenderemo il cammino della vita sapendo che il problema non è quello di sostituirci a Dio ma di servirlo e di amarlo”. 

 

Diego Acquisto