Giovedì 15 ottobre l’ufficialità del nuovo direttore artistico. La scelta dovrebbe ricadere su Picarella, amico del sindaco Michele Sodano. Resta il paradosso di una nuova direzione chiamata a gestire una stagione e una linea culturale già definite dalla precedente.
Leandro Picarella verso la direzione artistica del Teatro Pirandello. Manca soltanto l’ufficialità, attesa per giovedì 15 ottobre alle 9, quando nel foyer del Teatro sarà presentato il nuovo direttore artistico. La Fondazione ha convocato la stampa annunciando un nuovo corso culturale, senza indicare nell’invito il nome del prescelto. Interverranno il presidente Osvaldo Lo Iacono, il consigliere Giuseppe Innocente e il nuovo direttore artistico.
La scelta di Picarella, legato da un rapporto di amicizia al sindaco Michele Sodano, completerebbe un altro tassello della riorganizzazione della Fondazione. Un legame personale che nulla toglie alle competenze professionali, ma che rende interessante comprendere quali criteri abbiano orientato la scelta.
La vera incongruenza, però, riguarda la direzione artistica. La nuova governance ha deciso di non riconfermare Roberta Torre, mantenendo integralmente il cartellone 2026/2027 che la regista aveva ideato, costruito e presentato. Si cambia dunque il direttore artistico, ma si conserva la programmazione e, almeno per questa stagione, la linea culturale di chi è stata mandata via.
Che senso ha affidare una nuova direzione artistica a un professionista chiamato, di fatto, a fare propria una stagione pensata da un’altra persona? Non si tratta di mettere in discussione Picarella, né le sue capacità. Il punto riguarda la coerenza delle scelte: se il progetto di Torre era valido al punto da essere mantenuto, perché non confermare chi lo aveva costruito? E se invece si voleva imprimere una svolta culturale, perché ripartire proprio da quel progetto?
Il nuovo direttore si troverà così a rappresentare un cartellone che non ha scelto, con spettacoli, artisti e indirizzo culturale già definiti. Potrà naturalmente sviluppare una propria visione per le stagioni successive, ma il nuovo corso annunciato dalla Fondazione partirà, paradossalmente, dal lavoro della precedente direzione artistica.
A rendere ancora più difficile comprendere la logica delle decisioni è la diversa sorte riservata alle figure di vertice. Alessandra Fiaccabrino, direttrice generale nominata dal precedente Cda, ha ottenuto una proroga fino alla fine dell’anno, mentre Torre non è stata riconfermata. E dal nuovo presidente Osvaldo Lo Iacono non è arrivato, almeno pubblicamente, neppure un ringraziamento alla regista per il lavoro svolto.
La conferma di Fiaccabrino e la promozione di Giulio Cinque, già componente del precedente Cda e oggi vicepresidente, alimentano anche una lettura politica degli equilibri della Fondazione. Fiaccabrino è considerata vicina agli ambienti di Riccardo Gallo e Forza Italia, mentre Cinque è componente di designazione regionale. Circostanze che non dimostrano accordi politici, ma che sollevano interrogativi sulle scelte di continuità, soprattutto dopo le dure critiche rivolte dal sindaco alla precedente governance.
La Fondazione è statutariamente autonoma e le nomine rientrano nelle prerogative dei suoi organi. Ma proprio per questo sarebbe opportuno spiegare quale discontinuità si voglia realizzare, se il primo atto della nuova direzione sarà portare avanti la programmazione della precedente.
C’è poi un’altra questione: secondo lo statuto, la nomina del direttore artistico spetterebbe al direttore generale. Picarella è dunque una scelta autonoma di Alessandra Fiaccabrino o una decisione del nuovo Cda? Un interrogativo che riguarda l’autonomia della Fondazione.
Il nome di Picarella, del resto, era stato anticipato da AgrigentoOggi già il 30 agosto, durante un’estate segnata da indiscrezioni e smentite sul futuro della Fondazione. Diverse anticipazioni relative al nuovo Cda hanno poi trovato conferma nelle nomine ufficiali. Giovedì è attesa l’ufficializzazione di Leandro Picarella. Sarà l’occasione per conoscere il suo progetto, ma soprattutto per chiarire il senso delle scelte compiute dalla nuova governance. Perché cambiare il direttore artistico è legittimo. Ma annunciare un nuovo corso culturale mantenendo quello precedente è una contraddizione che merita almeno una spiegazione.
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