Le pagelle di fine anno. Un anno di Governo Firetto

Le pagelle di fine anno.

Il 2018 si chiude con un solo vero obiettivo raggiunto per la giunta Firetto. L’esecutivo esulta per aver visto il bilancio passare l’esame al consiglio comunale. Eppure lo strumento finanziario era arrivato in aula sotto i peggiori auspici. I pareri negativi del collegio dei revisori dei conti non hanno però frenato la pubblica assise che ha approvato con 10 voti a favore, 3 astenuti e solo 3 contrari. Di fatto però il 2018 è volato via con un altro nulla di fatto. Eletto con grandi aspettative Calogero Firetto nell’anno appena trascorso ha cambiato due assessori (Amico e Fontana) ma nessuno se n’è accorto.

Un anno di Governo Firetto: i voti tutti da migliorare ed il tempo ci sarebbe anche.

Le classifiche del Sole 24 Ore continuano a piazzare la città tra le peggiori per qualità della vita. Francamente ci siamo stancati di sentircelo dire. Che ad Agrigento si vive male lo sappiano bene già da noi.  Rimane altissima la pressione fiscale, mentre sul fronte rifiuti la città è un vero immondezzaio ed i danni anche dal punto di vista del rilancio turistico non sono indifferenti. Niente è stato fatto per migliorare il decoro urbano, così come nessun passaggio concreto per migliorare i quartieri. Sul fronte attività culturali… quali attività culturali? Sulla carta rimane lo slogan di Agrigento cambia, Agrigento rinasce. Francamente invece continuiamo a vedere la città in continua agonia. Ci sarebbe un lungo elenco da stilare ma preferiamo dare i voti ai singoli assessori.

Calogero Firetto voto 5. Il 2018 è stato per lui l’anno della candidatura ad Agrigento 2020. Ha praticamente investito la sua attività di sindaco verso questo obiettivo: mentre la città si riempiva di spazzatura si continuava a mettere in evidenza gli endorsement per sostenere la candidatura. Non essere riusciti a centrare l’obiettivo è stata una sconfitta che pesa per tutti.

Nello Hamel voto 6. Subentrato al dimissionario Mimmo Fontana, ha ereditato una patata bollente chiamata “differenziata”. Ha mostrato impegno, coraggio e determinazione ma i suoi messaggi sono stati spesso poco chiari ed alla lunga è sembrato più un sostenitore delle imprese che della città.

Giovanni Amico voto 4. Da qualche mese non è più assessore. Lascia la delega del bilancio sul più bello e cioè quando si arriva alla resa dei conti. Sul fronte Akragas vede scivolare la squadra che lo aveva reso celebre dalla serie C ad una precaria sesta e dilettantistica serie.

Elisa Virone voto 8. Da vice sindaco appare sempre meno ma si dedica sempre di più a risolvere emergenze quotidiane. La sua operatività si vede poco. Ma da dietro le quinte è brava a trovare soluzioni pratiche ed a dare il giusto equilibrio politico. Un lavoro il suo apparentemente nascosto ma che è molto utile per salvare il salvabile.

Gabriella Battaglia voto 5. Declassata dalla Polizia Locale alla delega verde pubblico non riesce a trovare soluzioni adeguate. Alla polizia municipale è oscurata dall’ottima operatività del comandante Di Giovanni, sulla questione cimiteri, di cui è stata assessore, pesa non aver trovato soluzioni, nemmeno tampone, per dare degna sepoltura alle tante bare parcheggiate in una stanza di Piano Gatta. E’ assessore anche ai lavori pubblici, una delega ereditata da troppo poco tempo per elaborare un giudizio. Ci aspettiamo da lei un 2019 più incisivo ed efficace dal punto di vista amministrativo.

Nino Amato voto 6. Il suo pallino è il presepe vivente di Montaperto. La manifestazione va avanti da 10 anni e nel nulla delle attività natalizie sembra essere apprezzata e molto partecipata. Le altre deleghe sono Centro Storico e ….., francamente non le ricordiamo. Può e deve fare di più.

Gerlando Riolo voto 7. Ha la delega di solidarietà sociale. In una città dove miseria e povertà sono in costante aumento, le casse comunali vuote, gestirla ed averla a suo tempo accettata bastano per meritare un punto sopra la sufficienza.

Massimo Muglia S.V. L’ultimo arrivato è in giunta da troppo poco per essere valutato. Nominato giusto in tempo per sedare gli animi di Aula Sollano e convincere i consiglieri a votare il bilancio, il suo compito appare subito superfluo, considerato che in consiglio non c’è traccia di opposizione.

Il voto ad Agrigento però va dato anche a sindacati e cittadini. I primi in una città che produce sempre meno ricchezza ed occupazione sembrano troppo presi dai fatti di acqua e rifiuti. I secondi invece ormai sembrano essersi trasformati in materassi, sono diventati così bravi ad incassare che potrebbero meritare il premio Permaflex.