La stagione degli incendi è cominciata, ce l’aspettavamo

Non volevamo rivederli, ma ce l’aspettavamo, soprattutto nei week end. Alla prima giornata di caldo e di vento, ecco arrivare il fumo soffocante, il crepitio delle fiamme e l’odore intenso di bruciato. Sono il segnale che è ricominciata la stagione degli incendi.

Vorremmo dire diremmo dolosi, ma abbiamo solo il sospetto. Per avere le prove ci vorrebbero delle testimonianze video, magari di qualcuno che ha ripreso il piromane in azione. Ma nessuno vede e nessuno denuncia.

Ogni tanto, ma raramente, qualcuno viene preso mentre appicca il fuoco in qualche angolo di campagna o di bosco. Pesanti le pene:  reclusione da 4 fino a 10 anni per chi cagiona un incendio su boschi, selve, foreste e i vivai forestali. Reclusione da 6 a 15 anni se dall’incendio deriva un danno grave esteso e persistente all’ ambiente; pene aumentate anche nel caso in cui l’incendio metta a rischio aree protette ed edifici. Reclusione da 1 a 5 anni se il focolaio è colposo.  Eppure lo fanno lo stesso. Da qui a settembre registreremo con cadenza regolare, incendi in prossimità della città (sono quelli che fanno più sensazione) ma anche in campagna e in tutta la provincia.

Ma di chi sono le responsabilità?

In alcuni casi di quanti non provvedono alla rimozione dell’erba secca nelle campagne, nei lotti interclusi ma anche nelle strade in prossimità della città. Il problema riguarda i privati, ma anche enti pubblici come Comuni, ex provincia, Anas ed Ente Parco. Una parte riguarda anche il demanio marittimo e forestale.

Chi appicca le fiamme?

Solitamente manovalanza di basso profilo pagata per farlo.

Chi ne beneficia?

C’è un grosso business attorno agli incendi: Canadair, elicotteri antincendio, stagionali e proprietari terrieri.  

Cosa c’è da fare?

Obbligare chi è responsabile della manutenzione delle aree in cui si sviluppano gli incendi di provvedere in tempo alla prevenzione dei loro terreni, applicano delle pene a chi non provvede e lascia la situazione di rischio e disagio per la popolazione. Forse in questo modo il lavoro verrà dato lo stesso ma in maniera preventiva e non successiva al danno.

FOTO FRANCESCO NOVARA