Non più solo le celebri radici. La nuova frontiera della ricerca scientifica e dell’economia circolare si concentra sulle foglie della liquirizia (Glycyrrhiza glabra), finora considerate un semplice scarto agricolo. È questo il cuore del progetto “Ambrosia”, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, che dopo la tappa a Casa Sanfilippo ha tenuto il suo seminario intermedio all’Istituto Agrario “Galilei” di Canicattì.
Il progetto unisce il Parco della Valle dei Templi, CNR, CREA, le Università di Parma e Genova, Italia Bio, Distretto BioSlow e l’istituto scolastico canicattinese. L’obiettivo è estrarre dalle foglie, tramite tecnologie “green” a basso impatto ambientale, composti bioattivi ad alto valore aggiunto destinati ai settori nutraceutico, cosmetico e fitoterapico.
«Studiamo come le coltivazioni spontanee della Valle possano trasformarsi in risorsa economica», ha spiegato Lillo Alaimo Di Loro (Italia Bio). Accanto alla ricerca scientifica guidata da Valeria Guarrasi (CNR) e dagli esperti del CREA, il progetto punta sulla formazione: gli studenti del Galilei saranno coinvolti direttamente nei campi sperimentali.
Tra scienza e biodiversità, Ambrosia dimostra così che anche gli scarti della terra possono generare nuove opportunità per l’agricoltura biologica siciliana.
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