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La porpora di Agrigento

15 Febbraio 2026
in Top, Chiesa
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Francesco Montenegro, il giorno della berretta

Undici anni fa la Basilica di San Pietro si tinse anche un po’ dei colori della nostra terra. Quando Papa Francesco impose la berretta cardinalizia sul capo di monsignor Francesco Montenegro, per tutti noi semplicemente don Franco, non fu solo un atto liturgico solenne. Fu un abbraccio ideale tra Roma e Agrigento, tra il cuore della Chiesa universale e una diocesi che ha sempre saputo soffrire, pregare e sperare.

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Quel giorno, tra le navate maestose della Basilica, c’era un pezzo di Agrigento: sacerdoti, religiosi, laici, famiglie intere. C’era l’orgoglio discreto di una comunità che vedeva riconosciuto il cammino del suo pastore. Non un titolo, non un onore fine a sé stesso, ma il sigillo di un servizio speso tra la gente, tra le periferie esistenziali, tra i migranti sbarcati sulle nostre coste e le ferite di un territorio complesso.

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Don Franco non ha mai cambiato passo. Anche da cardinale è rimasto lo stesso: sorriso mite, parola pacata, ascolto autentico. La porpora non lo ha allontanato dalla strada, anzi ne ha rafforzato la testimonianza. Agrigento lo ha seguito a Roma con gli occhi lucidi e il cuore colmo di gratitudine. Perché quella nomina parlava di noi, della nostra storia ecclesiale, del nostro modo di vivere la fede.

Undici anni dopo, quel momento resta inciso nella memoria collettiva della diocesi. È stato un passaggio storico per l’Arcidiocesi di Agrigento, che per la prima volta vedeva il proprio arcivescovo entrare nel Collegio cardinalizio. Un segno di fiducia e di stima da parte del Santo Padre verso un pastore che ha fatto dell’accoglienza e della prossimità il tratto distintivo del suo ministero.

La berretta rossa ricevuta in San Pietro continua a parlare. Parla di servizio, di umiltà, di responsabilità. Parla di una Chiesa che non si chiude, ma si apre. E racconta ancora oggi una pagina luminosa della storia ecclesiale agrigentina.

Undici anni dopo, quel giorno non è soltanto un ricordo. È una radice. E le radici, quando sono buone, continuano a dare frutto.

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