La polemica sul busto bronzeo di Livatino. Parla il giovane artista

L’oggetto della polemica è il mezzobusto in bronzo dedicato al giudice Rosario Livatino, collocato di recente davanti all’edificio che in passato ospitò l’ufficio del magistrato. L’autore dell’opera al centro delle critiche, è un giovane scultore che ha realizzato e donato il busto all’Amministrazione comunale. Un lavoro artistico basato esclusivamente su una vecchia fotografia che ritrae Livatino frontalmente. Si tratterebbe, secondo alcuni, di un mezzobusto molto poco somigliante con il magistrato di Canicattì, ucciso dalla mafia 31 anni fa ed oggi Beato. Sui social da giorni e giorni imperversa la polemica con post e vignette che prendono di mira non solo l’opera ma anche l’artista. Quest’ultimo, Salvatore Navarra, 25 anni, da San Biagio Platani, ex allievo dell’Accademia di Belle Arti, (laureatosi lo scorso 31 luglio) non è disposto ad incassare tutte le critiche che vengono rivolte alla sua opera. “Si tratta della mia prima cultura bronzea – dice – che ho realizzato attraverso una fotografia vecchia di 31 e più, anni fa . Quindi con molti limiti. Considero questa mia opera una sorta di esperienza didattico – formativa che sono riuscito a portare a termine grazie al supporto dell’Accademia di Belle Arti. Infatti è stato il preside, il professore Alfredo Prado, ad affidarmi questo impegno non certo facile, che ho realizzato pur avendo poco materiale a disposizione e sconoscendo le reali dimensioni del viso del giudice stesso”.

Il giovane scultore Navarra, che ama definirsi “figlio d’arte” per via del fatto che opera, assieme al padre, nel laboratorio di ceramiche artistiche e maioliche di famiglia situato a San Biagio Platani, sembra non dare eccessiva importanza a ciò che dice la Rete. Da poche settimane ha ottenuto un incarico, come docente della materia scolastica “Laboratorio Artistico”, presso il Liceo Artistico “Michelangelo” ed ora è all’opera per soddisfare le richieste di altri nuovi lavori di scultura che gli sono stati commissionati. 

“La mia – spiega – è una scultura realizzata solamente attraverso una foto frontale, l’unica disponibile. Io, il giudice non l’ho mai conosciuto, e non avendo altro materiale a disposizione, confesso di avere avuto, nella realizzazione, una certa difficoltà nella lettura dei volumi e dell’immagine. Tra l’altro il mezzobusto, fuso in una fonderia di Mazara del Vallo, ha il doppio delle dimensioni reali e pertanto è destinato ad essere osservato ad una certa distanza e non da vicino com’è avvenuto finora. Comunque il mio obiettivo era quella di omaggiare la città di un’opera che tenesse vivo il ricordo del magistrato salito agli onori dell’altare. E personalmente sono molto soddisfatto del risultato ottenuto”.

-Non si sente un po’ preso di mira da tutte queste polemiche sulla scarsa somiglianza? 

“Non mi preoccupa ciò che viene postato sui social – ribatte. – La critica spetta giustamente al pubblico. Ognuno dà la propria interpretazione soggettiva di un’opera. Io, ripeto, sono soddisfatto innanzitutto di aver omaggiato la figura del giudice Livatino e poi di avere realizzato gratuitamente un’opera donata alla cittadinanza. Se qualcuno la pensa diversamente, è liberissimo di farlo!”.

LORENZO ROSSO