La nuova emergenza degli agrigentini

Da un’emergenza all’altra senza nemmeno accorgersene. Potremmo definire in questo modo il passaggio fra la forzata clausura legata all’emergenza Covid 19 e la nuova emergenza che si sta diffondendo in questi giorni nella nostra provincia a causa dell’esplosione del fenomeno migrazione.

Era cominciata con i primi sbarchi e le conseguenti proteste a Lampedusa, che avevano spinto il Governo a far trasferire subito i migranti da Lampedusa a Porto Empedocle. E lì c’è stata la seconda protesta, degli empedoclini preoccupati per questi passaggi di persone senza quarantena, che avevano anche fatto scoprire un caso di contagio. Si è pensato quindi a un corridoio umanitario con l’arrivo della Moby Zazà dal costo altissimo e dal numero di ospiti limitato (si parla di 250 ma di numeri ufficiali non ne sono stati comunicati). Sono bastati un paio di giorni per saturare la capienza della nave-quarantena e si è tornati a riempire il centro di Siculiana. Ma anche questo si è riempito e così si è pensato di portare i nuovi migranti in quello del Villaggio Mosè e probabilmente presto si dovrà fare ricorso agli altri centri della Provincia.

 Ma i nuovi sbarcati non accettano la quarantena così si gettano dalla nave e muoiono, oppure protestano e si fanno accompagnare sulla terraferma, e li si danno alla fuga com’è avvenuto a Siculiana.

I nuovi ospiti non sono, purtroppo, persone in fuga dalla guerra. Qualcuno ha anche ricevuto il foglio di via obbligatorio o è stato arrestato perché aveva il divieto di fare ritorno in Italia. E molti dei nuovi migranti appena giunti sul nostro territorio si stanno facendo notare per la scarsa propensione a rispettare le attuali normative anti contagio. Così si danno alla fuga, o entrano nei giardini delle persone com’è accaduto a Siculiana.

Al Villaggio Mosè si sono lasciati andare addirittura a scene di guerriglia urbana. E non si tratta di razzismo, gli agrigentini non lo sono, ma di sicurezza. Sia dal punto di vista dell’ordine pubblico che del contagio. Non effettuare controlli o quarantene vanifica tutto quello che si è fatto e si sta facendo in questi giorni per evitare l’esplosione di nuovi focolai.

Per questo a Lampedusa e a Siculiana la popolazione è scesa in piazza con i rispettivi sindaci in testa per chiedere la chiusura del centro di accoglienza.

Qui ad Agrigento ci sono state diverse prese di posizioni di consiglieri comunali, rappresentanti della città e anche del sindaco, che con note hanno chiesto la chiusura di questi centri e invitato il Governo ad affrontare in modo diverso l’emergenza immigrazione.

In questo modo, infatti, l’unica previsione che si può fare è una rivolta popolare. 

Ma bisogna evitarla.

 Per questo forse sarebbe giusto che il sindaco di Agrigento, insieme a quello di Lampedusa, Siculiana e Porto Empedocle chiedano un incontro al prefetto prima e al presidente della Regione dopo, per trasferire la protesta dei loro cittadini nei tavoli del Governo e della Regione.