La Lucchesiana non solo non può chiudere ma va resa più fruibile

Qualcuno sostiene che consentire la chiusura di una biblioteca è un atto di crudeltà. Lo è perché si penalizza la prossima generazione di lettori, di ricercatori, di studiosi e perché no di sognatori. Qualcun altro aggiunge che è il modo migliore per misurare la mancanza di lungimiranza della classe dirigente. Queste considerazioni possono valere in generale e vale poco sapere se la scelta dipende da un’arida opzione burocratica anziché da una decisione politica, perché in ogni caso si tratta di provocare un danno enorme alla collettività.
Se poi si prende in esame, nello specifico, il caso della biblioteca Lucchesiana la situazione presenta profili di ulteriore gravità per quello che rappresenta il prezioso contenitore nella storia della città.
Da parte dell’amministrazione locale  si fa osservare che la biblioteca non è del comune, ma forse si dimentica che il vescovo Lucchesi Palli con atto formale l’ha donata ai cittadini di Agrigento perché tutti ne potessero fruire.
Non è il caso di ripercorrere le vicende che in oltre  250 anni hanno segnato la vita di questa magnifica struttura  la cui bellezza fa il paio con il valore dei volumi contenuti, piuttosto è il caso di richiamare tutti, Comune, Regione, Curia e quanti hanno a cuore la cultura a fare in modo che non solo si risolva un problema che si racchiude in poche migliaia di euro ma anche che si possa trovare il modo di rendere ancora più fruibile questo spazio magico per la ricerca e per quelle attività di studio e di consultazione che è possibile sviluppare al suo interno.