La decisione sul viadotto Morandi : “Struttura essenziale, 30mln per ristrutturazione”

Agrigento e il destino del “suo” Morandi : in sala giunta il tavolo tecnico voluto dal Sindaco Calogero Firetto, si fa il punto sul viadotto chiuso da 18 mesi.  (VIDEO)

 

ANAS andrà avanti con l’iter di ristrutturazione del viadotto Akragas. La decisione è stata presa questa mattina e ufficializzata a seguito del tavolo tecnico sul viadotto Morandi di Agrigento, chiuso da 18 mesi.

“Il viadotto Morandi è opera essenziale per Agrigento. ha dichiarato il manager di Anas – L’Anas intende partire al più presto con i lavori di consolidamento e ristrutturazione dell’opera. Valuteremo insieme al Comune e alla Regione l’opportunità di migliorare la viabilità. Il costo per i lavori sono di circa 30 milioni di euro già finanziati nell’ambito del Patto per il Sud. Anas non ha motivo di cambiare soluzione perché contrariamente da quanto affermato da qualcuno sappiamo cosa fare. Qualora ci fosse una forte richiesta del territorio di eliminare l’opera, soprattutto in ambito paesaggistico, valuteremo ogni evenienza.”

“Il tavolo ha prodotto un risultato assolutamente utile. Per fortuna l’ipotesi portata da Anas in ordine ad una viabilità integrativa rispetto a quella attuale – tranne il ponte di collegamento – coincide con il famoso anello omega che già il consiglio comunale ha approvato qualche mese addietro in base a studi della frequenza del traffico e quello che concepisce il piano regolarotre. La variante nord di Agrigento – afferma Firetto – comincia a prendere corpo. Entro i primi due mesi del prossimo anno l’Anas presenterà il primo elemento di fattibilità tecnico-operativa.”

Presenti, oltre ai vertici di ANAS, rappresentanti della Soprintendenza dei Beni Culturali, l’ente Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, l’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste, il Genio Civile e il Libero Consorzio di Agrigento. Si valuterà l’ipotesi della demolizione e di costruire un percorso alternativo. Una teoria molto cara al sindaco di Agrigento. L’ipotesi della demolizione non è da escludere, purché ci siano soluzioni alternative valide e risolutive, non come quella del ponte Petrusa. Suscita rabbia e tristezza in questo momento pensare a come l’Europa tutta abbia cambiato passo: porti, aeroporti, alta velocità, autostrade, nuove infrastrutture e perfino stadi. In Italia invece piangiamo ancora su vecchie opere che ci cadono addosso.

Rifiuti e scarti edili: il corretto processo di smaltimento

Tra le altre cose, è stato fatto rilevare che una remota ma eventuale ipotesi di demolizione comporterebbe costi esorbitanti e lo smaltimento degli scarti complesso e costoso. (Guarda anche).

“Abbiamo chiesto all’ANAS – ha detto il sindaco di Agrigento –  di predisporre un progetto preliminare per creare quella che potrebbe essere la viabilità alternativa al viadotto «Morandi». Un progetto preliminare da «incastonare» nel Prg. Piano dei lavori che servirà per programmare il futuro di Agrigento e dei Comuni attigui”. Una soluzione, però, che a detta dell’ordine degli ingegneri appare irrealizzabile per via dei tanti vincoli che insistono sul territorio.

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Rita Monella: “Qualunque decisione sul viadotto Morandi di Agrigento sia presa secondo scienza e coscienza”.
La capogruppo consiliare di “diventeràbellissima” Rita Monella interviene sulla vicenda del viadotto Morandi di Agrigento con una nota stampa. Ecco il testo:

Il consiglio comunale di Agrigento e i cittadini hanno il diritto di conoscere, attraverso una perizia tecnica, lo stato di salute strutturale dell’opera e, a seconda del risultato, acquisire le dovute riflessioni relative al mantenimento o all’abbattimento dello stesso. Dispiace che all’invito fatto dal presidente della seconda commissione consiliare permanente di cui faccio parte, i dirigenti dell’ANAS hanno fatto sapere di non essere disponibili a partecipare. Pertanto, invito tutti i soggetti che ad oggi sono intervenuti sulla vicenda, a valutare le argomentazioni tecnico-normative e prendere in esame eventuali e futuri suggerimenti. Infine, auspico che su tale questione di notevole rilevanza siano coinvolti tutti gli organi professionali preposti e gli Enti di competenza partecipata”.

La posizione di Legambiente sulla questione del Ponte Morandi. Il “Morandi” di Agrigento: il viadotto che divide e non unisce

Progettato 1970 e inaugurato nel 1976 non ha avuto vita facile: da sempre “utilizzato” per giustificare gli abusi edilizi all’interno della Valle dei Templi, etichettato come “abuso di stato”. In realtà non è un’opera abusiva, è figlia del suo tempo e della necessità di collegare – unire – il quartiere nuovo di Villaseta con il centro di Agrigento dopo la frana del 1966. Oggi avremmo, forse, adottato soluzioni diverse sia per dare alloggio agli sfollati che per realizzare nuove infrastrutture per la mobilità.

Il viadotto Morandi non sembra essere in pericolo di crollo: non ci sono studi o indagini che sostengano il contrario. Il viadotto Morandi necessita di importanti lavori di manutenzione straordinaria e di  ammodernamento.

La vita utile di una infrastruttura di questo tipo è di almeno 50-60 anni, per cui oggi parlare di demolizione è prematuro. Si demolisce ciò che non può più essere utilizzato e il viadotto Morandi è più che mai necessario alla vita della città e dei centri urbani limitrofi ed è – può sembrare paradossale e provocatorio, ma non lo è – di vitale importanza per la Valle dei Templi perché senza di esso non si può portare a termine la chiusura al traffico della “passeggiata archeologica”: la viabilità carrabile attorno alla Valle dei Templi pedonalizzata non può prescindere dal viadotto Morandi.

Il “paesaggio” è il risultato dell’insieme degli aspetti fisici, biologici e antropici di un territorio. Il paesaggio della Valle dei Templi ne è un magnifico esempio. Con i primi vincoli di tutela si è riconosciuto a questo luogo un enorme interesse archeologico che nel corso del tempo si è sempre più associato ad una rilevante valenza paesaggistica, frutto delle trasformazioni operate dall’uomo con l’edificazione della città greca ed ellenistico-romana e le successive trasformazioni operate dagli arabi, ad esempio, con il riutilizzo delle opere di ingegneria idraulica per realizzare il giardino di agrumi dove prima c’era una grande piscina. Le trasformazioni sono avvenute anche con interventi più recenti con la realizzazione della linea ferrata e i suoi magnifici ponti in ferro e pietra di c.da  S.Anna e nei pressi di poggio Meta. Trasformazioni che hanno arricchito il paesaggio e che sono utilizzate per fruire in modo sostenibile e consapevole la Valle dei Templi. La comunità locale e quella internazionale riconoscono valore a queste opere e ad esse sono affezionate. Anche le case abusive in zona di inedificabilità assoluta sono delle trasformazioni del territorio alle quali, però, assegnamo un valore negativo, un disvalore. Sul Viadotto Morandi la comunità sembra divisa (destino beffardo per una infrastruttura che invece nasce per “unire”): ci sono quelli che ne riconoscono una dignità paesaggistica pari a quelle dei ponti ferroviari testé citati e quelli che dicono che è una “ferita” inferta al corpo del Valle dei Templi e ne hanno sempre auspicato la demolizione agognando il ritorno ad una Valle dei Templi “incontaminata”. Fino a qualche anno fa questo era un sogno proibito. Oggi, a seguito dei tragici fatti di Genova e della diffusione di immagini molto suggestive sul presunto ammaloramento dei piloni (in realtà si tratta dei gusci che sono serviti per dare forma al calcestruzzo durante il getto e rimasti lì a proteggerlo dall’aggressione degli agenti esterni) questo sogno proibito sembra volersi realizzare negando le difficoltà insite in un’operazione che avrebbe impatti sul territorio pari a quelli affrontati per la sua costruzione. Ma siamo così sicuri che il “Morandi” rappresenti un disvalore – al pari delle case abusive – per il paesaggio della Valle dei Templi? Se ben ricordiamo l’UNESCO ha dichiarato la Valle dei Templi patrimonio dell’Umanità nel 1997, ponendo l’attenzione sul fenomeno dell’abusivismo edilizio presente al suo interno senza censurare o criticare la presenza del viadotto Morandi.

Noi pensiamo che il paesaggio debba continuare ad essere consapevolmente modificato dall’uomo, ed in questo senso anche il delicato equilibrio raggiunto con la “costruzione” nel corso dei secoli del “paesaggio della Valle dei Templi” può e deve continuare ad essere modificato e migliorato allo scopo di trasmettere ai posteri bellezza e armonia mantenendo in esercizio il viadotto Morandi e pianificandone la demolizione e/o sostituzione alla fine naturale della sua vita utile. Daniele Gucciardo – Vice presidente Circolo Rabat Legambiente Agrigento.

FOTO SANDRO CATANESE